Un testimone del processo per la strage di Monreale ha cambiato versione davanti ai giudici della Corte d’assise. Ai carabinieri aveva raccontato di aver visto il passeggero di una Bmw Gs sparare in aria mentre la moto si allontanava con due giovani a bordo, ma in aula ha detto di non aver assistito a quella scena. «Allora ero confuso, oggi no», ha dichiarato. A darne conto è il Giornale di Sicilia.
Il dietrofront è arrivato durante l’udienza del processo a Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e Samuel Acquisto, i tre giovani dello Zen accusati di strage per la morte dei monrealesi Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo. A presiedere la Corte è Angelo Pellino. La ritrattazione si è consumata davanti a magistrati, giudici popolari, avvocati, pubblico e imputati e ha fatto salire la tensione in aula.
Secondo i pubblici ministeri Luisa Vittoria Campanile e Maurizio Bonaccorso, a fare fuoco sarebbero stati Calvaruso e Conti, mentre Acquisto avrebbe spinto il primo a sparare.
Dai verbali del 7 maggio 2025 alla marcia indietro in aula
Il testimone, monrealese come le vittime, aveva reso la sua versione il 7 maggio 2025, dieci giorni dopo l’eccidio della notte tra il 26 e il 27 aprile. Su un passaggio era stato molto preciso: la Bmw Gs si allontanava all’altezza del ristorante Bricco e Bracco, diretta verso Palermo, e a bordo, aveva detto, «Il passeggero sparava dei colpi d’arma da fuoco in aria». In aula, però, quel dettaglio è sparito dal suo racconto.
Sugli altri particolari le sue indicazioni erano state più sfumate. Il conducente della moto, aveva riferito agli investigatori nei giorni successivi alla strage, era un ragazzo giovane e «grasso», con un casco Momo Design. Dell’altro giovane a bordo non aveva saputo fornire dettagli e aveva aggiunto che non sarebbe stato in grado di riconoscere nessuno dei due. In quell’occasione aveva anche rifiutato che le sue parole venissero registrate, per timore di ripercussioni.
Davanti alla Corte, invece, ha sostenuto di non aver visto quegli spari partire dalla moto.
«Stasera faccio sciarra»: il ricordo dell’amica di Turdo
È stata poi la volta di una amica di Turdo. In aula lo ha descritto come una «testa calda», ricordando una frase pronunciata prima dello scontro: «Stasera faccio sciarra», ossia «mi litigo con qualcuno». Parole che hanno riacceso gli animi tra i presenti. La giovane ci ha tenuto a precisare che Salvo era comunque una persona buona, sempre pronta ad aiutare gli altri.
Quell’espressione era già finita a verbale il 18 settembre 2025. Ai carabinieri la ragazza aveva spiegato di averla sentita da Salvo quando si facevano supposizioni su chi avesse rubato lo scooter della sorella. Aveva aggiunto che, quando uscivano insieme nei locali, l’amico a volte discuteva «per delle scemenze» e che certi diverbi si trascinavano per giorni. I ragazzi arrestati in seguito, ha detto, non li conosceva.
La lite iniziale nel racconto
Come potrebbe essere cominciata la discussione lo ha ricostruito un altro testimone. Secondo il suo racconto, Turdo ritenne di riconoscere, tra i palermitani presenti, uno dei responsabili del furto della moto della sorella. Si avvicinò per osservarlo meglio e il confronto con il gruppo si trasformò presto in una rissa.
Il testimone aveva già fornito la stessa dinamica ai carabinieri il 30 aprile 2025. Nel verbale aveva parlato di un insulto rivolto a Turdo e di uno schiaffo, a cui era seguito il tentativo di Andrea Miceli di portare via l’amico: «Dai, non è successo niente, pensiamo a divertirci». Subito dopo, secondo quella ricostruzione, Miceli fu colpito con un casco, mentre il testimone si ritrovò con una bottigliata e altri colpi alla testa.
Stordito e con il volto insanguinato, disse di aver sentito tre spari e di aver intravisto un braccio che impugnava una pistola. Poi vide un secondo giovane armato, basso, con gli occhiali e un baffetto. Gli lanciò contro un tavolino e, nel momento in cui partì un altro colpo, vide Turdo cadere a terra.
Nel corso dell’udienza altri testimoni hanno ripercorso lo scontro avvenuto davanti al bar 365 e hanno riconosciuto tutti e tre gli imputati tra i presenti la notte della strage.
Fonte: Giornale di Sicilia

