Duecento euro per il mezzo meno costoso, fino a ottocento per quelli di maggior valore. Non era il tariffario di un’officina, ma il prezzo che un gruppo di giovani di Villabate imponeva alle vittime per restituire l’auto appena rubata. Il 7 ottobre 2026 il Gup del Tribunale di Termini Imerese, Erina Cirincione, ha condannato quattro di loro al termine del giudizio abbreviato, con pene fino a sei anni e otto mesi di reclusione.
I quattro, tutti originari di Villabate, rispondevano a vario titolo di furto di autovetture, estorsione aggravata in concorso, ricettazione e detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Per gli stessi fatti erano già stati destinatari di una misura cautelare disposta dal Gip.
Che cos’è il cavallo di ritorno
Lo schema è conosciuto da tempo: il mezzo viene sottratto non per essere rivenduto o smontato, ma per essere restituito al proprietario in cambio di denaro. Il furto si trasforma così in estorsione, con la vittima costretta a pagare per rientrare in possesso di un bene che è già suo. Secondo gli investigatori, era il meccanismo che il gruppo applicava in modo sistematico, sia alle automobili sia ai motoveicoli.
Le auto che ricomparivano dopo pochi giorni
Tutto era partito dall’estate del 2024. Con l’inizio della stagione balneare i furti di auto erano aumentati lungo la litoranea che collega il borgo marinaro di Aspra a Mongerbino, nel territorio di Bagheria, e i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia locale avevano drizzato le antenne.
A insospettire i militari era stato soprattutto un particolare: in molti casi, a pochi giorni dalla denuncia del furto, il proprietario ritrovava la propria vettura. Da quell’anomalia è nata un’indagine sviluppata nel secondo semestre del 2024, fatta di intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi delle riprese delle telecamere di sorveglianza, pedinamenti e sommarie informazioni testimoniali, fino a stringere il cerchio su un gruppo di giovani villabatesi.
Profili falsi sui social e un listino per ogni mezzo
Il metodo era sempre lo stesso. Subito dopo il furto, i componenti del gruppo scrivevano al proprietario sui social network, usando profili falsi e ogni volta diversi, e chiedevano una somma in cambio della restituzione del mezzo. La cifra, compresa tra i 200 e gli 800 euro, dipendeva dal valore del veicolo secondo un vero e proprio listino prezzi.
Molte vittime, non di rado con disponibilità economiche modeste, preferivano versare il denaro richiesto pur di riavere ciò che era stato portato via, piuttosto che denunciare i propri estorsori.
Le condanne, una per una
Il Gup ha inflitto 6 anni e 8 mesi di reclusione a M.M., 4 anni e 4 mesi ad A.M., 4 anni a B.B. e 2 anni e 8 mesi a B.A. Il giudizio abbreviato è un rito alternativo che si celebra davanti al giudice per l’udienza preliminare, sulla base degli atti dell’indagine e senza dibattimento, e in caso di condanna comporta lo sconto di un terzo della pena.
La sentenza è il primo esito dell’attività investigativa dei carabinieri di Bagheria, ma la partita giudiziaria resta aperta: davanti al Tribunale di Termini Imerese, in composizione collegiale, prosegue il processo per gli altri imputati, che non hanno scelto di definire la propria posizione con il rito abbreviato.

