Si è chiuso con pesanti condanne il processo a carico di tredici imputati coinvolti nel traffico di cocaina e crack a Bagheria, al termine dell’inchiesta dei carabinieri che nell’ottobre dello scorso anno portò a dieci arresti.
A ricevere la pena più severa, 20 anni di reclusione, è stato Emanuele Cannata, ritenuto il vertice dell’organizzazione: secondo l’accusa avrebbe continuato a gestire il mercato della droga anche mentre era sottoposto agli arresti domiciliari.
Per gli altri imputati il Gup Paolo Magro ha stabilito le seguenti pene: 13 anni a Giovanni Napolitano, 12 anni e 4 mesi a Giancarlo Girgenti, 11 anni a Daniele Lo Medico, 10 anni a Calogero Benigno (detto “Gino”), indicato come uno dei fornitori del gruppo. Seguono i 7 anni per Ivan Salerno, i 5 anni e 8 mesi per Roberto Pasca e i 5 anni e 4 mesi per Fabio Emanuele Casamento. Pena di 5 anni ciascuno per Salvatore Salerno, Samuele Aiello e Vincenzo D’Aguanno, mentre Salvatore Benigno è stato condannato a 4 anni e 6 mesi e Daniele Azzolina a 4 anni e 4 mesi.
Assolto invece Giuseppe Cannata, difeso dall’avvocato Edi Gioè, con la formula “perché il fatto non sussiste”.
L’indagine, coordinata dalla procuratrice aggiunta della Direzione distrettuale antimafia Francesca Mazzocco insieme al pm Giacomo Brandini, aveva ricostruito — nel periodo tra ottobre 2022 e giugno 2023 — il giro d’affari dell’organizzazione, capace di incassare fino a mille euro al giorno.
