Palermo – Sala d’Ercole ha messo il freno. Con un voto palese e a larghissima convergenza tra opposizione e pezzi della stessa maggioranza, l’Assemblea Regionale Siciliana ha sancito lo stop alle assunzioni nelle società partecipate regionali: il blocco resterà in vigore fino al dicembre del 2027, coprendo di fatto l’intero arco dell’ultimo anno e mezzo di legislatura.
La miccia era stata accesa dal caso Cefpas: settantacinque assunzioni portate a termine in soli dieci giorni, quasi tutte con contratti co.co.co., finite nel mirino del Pd e oggetto di una commissione d’inchiesta regionale. Una vicenda che ha riacceso i riflettori su un fenomeno antico nella politica siciliana: l’utilizzo della pubblica amministrazione come serbatoio di consenso elettorale.
Le accuse in aula
Il deputato dem Nello Dipasquale ha alzato il tiro anche sulle Aziende Sanitarie Provinciali, dove — a suo dire — emergerebbe un pattern preoccupante di assunzioni riconducibili a mogli, mariti e congiunti di consiglieri comunali appartenenti alla stessa area politica. «La pubblica amministrazione viene utilizzata per costruire consenso e vincere le elezioni», ha denunciato dall’aula.

Il capogruppo del Pd Michele Catanzaro ha parlato di «voto di buonsenso», rivendicando di aver salvaguardato al contempo i servizi strategici e di aver impedito che si aprissero «maglie pericolose» nella fase preelettorale. Ne ha approfittato anche per pungere l’esecutivo: «Cambiano gli assessori, ma il governo Schifani resta lo stesso — confuso e diviso».
Sulla stessa lunghezza d’onda il M5S: il capogruppo Antonio De Luca ha definito il provvedimento un atto di responsabilità imposto dalle circostanze, pur ammettendo il paradosso. «Alla fine avete costretto il Parlamento a buttare il bambino con l’acqua sporca», ha detto rivolgendosi alla maggioranza, ricordando come il lavoro in Sicilia sia stato «troppo spesso vissuto non come un diritto, ma come un favore».
Chi è salvo e chi no
Il blocco non è totale. Rimangono fuori dal congelamento i concorsi ordinari nell’amministrazione regionale, le procedure di stabilizzazione già avviate per i lavoratori precari e i contratti stagionali nelle fondazioni liriche e nei teatri, entro i volumi abituali di reclutamento. Di fatto, però, per chi attendeva una chiamata dalle partecipate regionali la porta è chiusa almeno fino al 2028.
ASU e PUC: 1.200 lavoratori al riparo
In controtendenza rispetto al gelo sulle partecipate, l’Ars ha approvato anche una norma di tutela per i lavoratori ASU e PUC impiegati nei comuni in dissesto o in piano di riequilibrio finanziario. Il provvedimento consente di prorogarne la permanenza nel bacino regionale in attesa dell’approvazione dei bilanci comunali, presupposto indispensabile per avviare le stabilizzazioni. Senza questo intervento, oltre 1.200 persone avrebbero rischiato di essere escluse dal percorso già prima della scadenza del 30 giugno 2026.
TFR anticipato per 5.000 dipendenti
Altro segnale positivo per i lavoratori regionali: via libera all’anticipazione del trattamento di fine rapporto per il personale assunto dopo il 1° gennaio 2001. La norma, voluta dalla deputata di Noi Moderati Marianna Caronia in sinergia con il sindacato Cobas-Codir, colma una disparità che pesava da anni su oltre cinquemila dipendenti — tra ex contrattisti stabilizzati, vincitori di concorso e familiari delle vittime di mafia — che fino ad oggi non potevano accedere all’anticipo delle proprie spettanze per esigenze primarie come l’acquisto della casa o spese mediche urgenti.
Lavoro alle vittime di violenza di genere: norma resa permanente
L’Ars ha anche eliminato la data di scadenza dalla norma che garantisce alle donne vittime di violenza di genere — e ai loro figli — l’accesso prioritario all’impiego nelle pubbliche amministrazioni regionali. L’emendamento del M5S a prima firma Roberta Schillaci ha cancellato il termine del 31 dicembre 2025 previsto dalla legge regionale n. 3 del 2024, rendendo strutturale l’obbligo di assunzione presso Regione, enti locali, aziende sanitarie ed enti collegati.
Stop ai doppi incarichi nelle ASP
Infine, l’Assemblea ha approvato la norma sull’incompatibilità tra i vertici delle Aziende Sanitarie Provinciali e le cariche politiche locali. Il riferimento esplicito è al caso di Ferdinando Croce, che aveva ricoperto contemporaneamente la direzione dell’ASP di Trapani e l’assessorato nel comune di Giardini Naxos. D’ora in avanti i direttori generali, sanitari e amministrativi delle ASP e delle aziende ospedaliere non potranno ricoprire cariche di sindaco, assessore, consigliere comunale o circoscrizionale.

