Palermo – Non ce l’ha fatta Giovanni Zarbo, il giovane palermitano ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Civico dopo lo scontro avvenuto il 27 aprile scorso in via Pitrè, all’altezza dell’aeroporto di Boccadifalco. Si è spento dopo diciotto giorni di agonia, lasciando un figlio piccolo e una comunità che lo piangeva già dal giorno dell’impatto.
Era il pomeriggio del 27 aprile, intorno alle 18.30, quando Giovanni percorreva via Pitrè a bordo del suo scooter T-Max in direzione Palermo. A causare la tragedia, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stata una manovra scellerata: una Fiat Idea avrebbe tentato di sorpassare una Lancia Y proprio nel momento in cui lo scooter sopraggiungeva nel senso opposto di marcia. L’impatto sarebbe stato inevitabile.
Dopo la violenta collisione con una delle due vetture, il T-Max si è sbilanciato scaraventandosi sul marciapiede e schiantandosi contro un albero. Il mezzo è rimasto completamente distrutto. Le condizioni di Zarbo erano apparse disperate sin dai primi soccorsi: il personale del 118, intervenuto sul posto, lo aveva trasportato d’urgenza al Civico con una grave emorragia a un arto. Anche tre occupanti della Fiat Idea erano rimasti feriti, seppur in modo meno grave, e trasferiti all’ospedale Ingrassia.

Per diciotto giorni i medici hanno lottato insieme a lui, ma le lesioni riportate non gli hanno lasciato vie d’uscita.
Chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo d’oro, stimato da tutti nel quartiere. Aveva dedicato la sua vita alla famiglia: padre premuroso di un figlio, era diventato il punto di riferimento della madre dopo aver perso il padre in giovane età. Una perdita che lascia un vuoto difficile da colmare.
La sua morte arriva a pochi giorni da un altro episodio drammatico avvenuto sempre su via Pitrè, dove una settimana prima una ragazza era rimasta investita da un mezzo pesante. Una striscia di sangue che riaccende le preoccupazioni sulla sicurezza di quella strada.
I funerali si terranno venerdì mattina alle ore 10.00 presso la chiesa di Piazza Aquino.

