Sembra una spiaggia come tante, ma è siciliana e la seconda più bella d’Italia

Capo Peloro è la seconda spiaggia più bella d'Italia secondo Yescapa: bandiera blu e leggenda di Colapesce
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Acqua che cambia colore a seconda della luce, correnti che si intrecciano e non si fermano mai, e una leggenda che da secoli prova a spiegare perché la Sicilia non sprofonda: la spiaggia di Capo Peloro, nel messinese, è stata appena incoronata seconda spiaggia più bella d’Italia.

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A certificarlo è Yescapa, piattaforma europea leader nel camper sharing, che ha stilato la classifica delle cinque mete costiere più amate dai viaggiatori in vista dell’estate 2026. Sul gradino più alto del podio sale Cala Luna, in Sardegna. Subito dietro, appunto, Capo Peloro. Completano la top five la Grotta di Zinzulusa in Puglia, quella del Tellaro in Liguria e la spiaggia delle Due Sorelle nelle Marche.

Perché qui l’acqua è sempre così pulita?

Il segreto di Capo Peloro è geografico prima ancora che estetico. È il punto in cui lo Ionio e il Tirreno si incontrano, e le correnti generate da questo scontro di masse d’acqua rinnovano costantemente il mare, mantenendolo limpido anche nei mesi più caldi. Non è un caso che l’area rientri nella Riserva Naturale Orientata Laguna di Capo Peloro e che nel 2025 abbia ottenuto la Bandiera Blu, riconoscimento che negli ultimi anni ha premiato più volte le coste del Messinese, tra le province siciliane più decorate per la qualità del proprio mare.

Il mito che fa tremare la terra

Ma Capo Peloro non è solo geografia: è anche il palcoscenico di una delle leggende marinare più note del Mediterraneo, quella di Colapesce. Si narra di un giovane pescatore tanto innamorato del mare da trascorrere intere giornate immerso a esplorarne i fondali, fino a quando una maledizione della madre lo trasformò lentamente in una creatura marina.

La sua fama arrivò fino alla corte di re Ruggero, che decise di metterlo alla prova facendolo immergere nelle profondità dello Stretto. Fu lì che Colapesce scoprì il segreto su cui poggia l’intera isola: tre colonne sotterranee, una delle quali danneggiata dal fuoco dell’Etna. Per evitare che la Sicilia sprofondasse, scelse di restare per sempre negli abissi a sorreggerla.

Ancora oggi, secondo la tradizione popolare, sarebbero proprio i suoi movimenti sul fondo dello Stretto a generare le scosse che di tanto in tanto si avvertono in quest’angolo di Sicilia, una terra che con i terremoti ha da sempre un rapporto antico e complesso.

Tra leggenda e riconoscimenti internazionali, Capo Peloro conferma così di essere molto più di una semplice tappa balneare: un luogo dove mito e natura continuano a intrecciarsi, pronto ad accogliere un’altra estate di visitatori.

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