Nove persone sono finite sotto osservazione medica nel Palermitano dopo aver accusato sintomi compatibili con un’intossicazione alimentare legata al consumo di pesce acquistato da venditori ambulanti attivi tra Bagheria e Casteldaccia. Sul caso sono al lavoro sia i carabinieri sia il Dipartimento di Prevenzione dell’Asp, impegnati a ricostruire la provenienza del prodotto ittico.
I pazienti coinvolti si sono presentati alla guardia medica e al presidio territoriale di emergenza di Bagheria lamentando un quadro clinico comune: nausea, vomito, reazioni cutanee e un’accelerazione del battito cardiaco. Tutti avrebbero riferito di aver mangiato alalunga nelle ore immediatamente precedenti alla comparsa dei disturbi, un dettaglio che ha orientato fin da subito i sospetti verso il pescato consumato.
Non appena emersa la possibile correlazione tra i sintomi e l’alimento, i sanitari hanno trasmesso una segnalazione ai carabinieri, dando avvio alle verifiche per individuare il punto di vendita e accertare eventuali responsabilità nella commercializzazione del pesce. In parallelo, gli operatori dell’Asp hanno aperto un’indagine epidemiologica finalizzata a ripercorrere l’intera catena di distribuzione, allo scopo di capire se l’episodio sia circoscritto o se altre persone possano aver acquistato e consumato lo stesso lotto.
Le verifiche si sono concentrate finora su tre strutture: la guardia medica di Bagheria e i pronto soccorso degli ospedali Buccheri La Ferla e Policlinico di Palermo, dove sono stati raccolti i dati clinici utili a ricostruire la vicenda. Da quanto trapela, le condizioni delle persone coinvolte non destano allarme, ma l’attività investigativa prosegue per chiarire l’origine esatta della contaminazione e la filiera del prodotto finito sotto la lente degli inquirenti. Forze dell’ordine e autorità sanitarie continuano a collaborare per ricostruire l’intera vicenda.
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