Una villa da sogno incastonata nel cuore del Marbella Club, tra piscina privata, solarium e quattro camere matrimoniali affacciate sul Mediterraneo. Villa Natacha — già dimora del regista hollywoodiano Jean Negulesco, poi ristrutturata con cura maniacale — si affitta a oltre 24mila euro a settimana a giugno, quasi 28mila ad agosto. Duecento cinquanta metri quadri distribuiti su due livelli, cinque bagni, giardino curato. Il rifugio perfetto, recita il sito dell’agenzia di lusso che la propone. Peccato che quel rifugio sia ora sotto sequestro: è uno degli immobili confiscati alla rete di Matteo Messina Denaro nell’ambito della maxi operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
Il tesoro nascosto tra Marbella e Puerto Banús
Villa Natacha è solo uno dei 22 immobili individuati dagli investigatori della Guardia di Finanza, che hanno operato in stretto raccordo con la Policía Nacional spagnola. Tutti situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banús — alcune tra le località più esclusive della Costa del Sol — molti dei quali veri e propri resort di lusso. L’intero patrimonio sequestrato supera i 200 milioni di euro e sarebbe, secondo la DDA di Palermo, il frutto di decenni di riciclaggio di proventi del narcotraffico, accumulati fin dagli anni Ottanta sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese e nell’interesse diretto del boss di Castelvetrano.
Glamour di Hollywood, soldi della mafia
Sul sito dell’agenzia immobiliare che gestiva gli affitti, Villa Natacha viene descritta con toni da dépliant patinato: «Immersa nel cuore del leggendario Marbella Club, emana il glamour di Hollywood». La storia dell’edificio, la piscina bordo mare, le mattine di relax e i tramonti dorati dalla terrazza. Un’immagine da cartolina che stona con quanto ricostruito dagli inquirenti: quei muri, quelle piastrelle, quella vista sul mare sarebbero stati acquistati con i proventi del traffico di droga, ripuliti attraverso società offshore e holding disseminate in mezza Europa.

Un patrimonio costruito in quarant’anni
L’operazione ha portato al sequestro di 8 società estere — cinque in Spagna, due a Gibilterra, una alle Isole Cayman — oltre a rapporti bancari e portafogli titoli per circa 12,5 milioni di euro, quote in un istituto di credito libanese e oltre 12 chilogrammi di oro. Tre membri dello stesso nucleo familiare sono finiti in carcere: moglie e figlio del narcotrafficante che avrebbe gestito il patrimonio per conto di Messina Denaro, con le indagini avviate da una segnalazione delle autorità di Andorra. Villa Natacha, con i suoi affitti da nababbi, era solo la punta di un iceberg costruito in quarant’anni di crimini.

