Anche la pizza è un lusso a Palermo, prezzi alle stelle: +60% in cinque anni

A Palermo una pizza con bibita può costare fino a 28 euro: è tra le città più care d'Italia con +60% dal 2021
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Palermo è tra le città più care d’Italia per mangiare una pizza fuori casa, con prezzi che in cinque anni sono aumentati del 60% — il rincaro più alto in tutta la penisola. Dati che fanno riflettere, soprattutto perché la Sicilia non è certo una città ricca: eppure chi vuole uscire a mangiare una pizza con una bibita può arrivare a spendere fino a 28 euro, a seconda del locale.

A fotografare la situazione è l’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i cui dati sono stati diffusi da AltroConsumo. Il quadro che emerge racconta un’Italia sempre più spaccata, dove lo stesso pasto può costare il triplo a seconda del locale scelto e della città in cui ci si trova.

A livello nazionale, il costo medio di una pizza con bibita ha superato i 12 euro, con un aumento del 4,4% rispetto all’anno scorso e di circa il 26% rispetto al 2021. La soglia dei 10 euro, un tempo quasi la norma, è ormai difficile da trovare.

La città più cara in assoluto è Bolzano, con una media di 15 euro. Subito dopo vengono Palermo e Sassari, entrambe poco sopra i 14,50 euro. Seguono Trento e Firenze. Roma, con una media di 11,45 euro, risulta relativamente più accessibile. Sotto i 10 euro resistono soltanto poche eccezioni, come Reggio Calabria e Livorno.

Ma il dato che colpisce di più, nel caso di Palermo, non è tanto la media quanto la forbice dei prezzi: si va da un minimo di 9 euro a un massimo di 28 euro. Una differenza enorme, che riflette una polarizzazione sempre più marcata tra pizzerie di quartiere e locali di fascia alta. Una situazione simile si registra a Milano, dove si oscilla tra 8 e 22,50 euro, e a Firenze, tra 8,50 e 20 euro. Al contrario, Reggio Calabria mostra una stabilità quasi sorprendente: il divario tra prezzo minimo e massimo è di appena 2 euro.

Sul fronte dei rincari nel lungo periodo, dopo Palermo (+60%) troviamo Napoli (+51%), mentre Sassari, Bolzano e Udine registrano aumenti tra il 38% e il 43%. E in molte città il costo della pizza cresce più in fretta dell’inflazione generale: a Udine l’aumento annuale sfiora il 13%, a Bari e Pescara supera la doppia cifra.

Non va meglio con il panino al bar, da sempre simbolo del pasto veloce ed economico. In cinque anni il prezzo medio è salito del 23,5%, arrivando oggi a circa 4 euro. Ma anche qui la variabilità è enorme: si va dai 2,30 euro di Terni ai quasi 6 euro di Trento, Milano e Verona. In alcune città il prezzo può addirittura quadruplicare: a Bolzano si passa da 2 a 8 euro, a Venezia da 1,50 a 6,50 euro.

Dietro questi numeri non ci sono solo le bollette più alte o il caro-materie prime. Sta cambiando il modello stesso della ristorazione: la pizzeria di quartiere, quella accessibile a tutti, si trasforma, lascia spazio al gourmet, e la distanza tra chi può permettersi di uscire a cena e chi no si allarga. Una pizza, insomma, non è più uguale per tutti — e a Palermo più che altrove.