Voli a 500 euro per tornare in Sicilia, rapina in corso

Regalo si Natale poco gradito per i siciliani emigrati che vogliono tornare a casa

I costi per un biglietto da Roma o da Milano sono arrivati a costare anche 500 euro

Tornare a casa per gli emigrati al Nord potrebbe costare caro. In questi giorni i volu di alcune tratte per Palermo e Catania durante le festività natalizie sono arrivate a costare una fortuna. E come se non bastasse, la compagnia spagnola Vueling ha abbandonato il collegamento aereo da Roma.

Dopo le proteste in rete si inizia a muovere qualcosa. Ora il caro biglietti aerei in Sicilia spinge Palazzo d’Orleans a chiedere un intervento del governo nazionale. Mentre dopo Vueling a Palermo, anche Ryanair abbandona tratte importanti a Comiso aggravando la crisi in corso.

La tensione è sempre più alta attorno alle tratte che collegano Palermo e Catania a Roma. Tratte abbandonate da Vueling e ora garantite da Alitalia e Ryanair a costi che stanno velocemente lievitando.

Ieri, anche con la compagnia low cost, i voli da Palermo per la Capitale prenotabili nell’arco di una settimana o poco più oscillavano fra i 200 e i 300 euro a persona. Cifre simili per la compagnia di bandiera. E a Catania, segnala Forza Italia, si arriva anche a sfiorare i 500 euro.

Va detto che, almeno fino a ieri, i prezzi erano ancora abbordabili almeno per prenotare le partenze a cavallo delle festività natalizie: il costo medio era di circa 114 euro.

È la giunta Musumeci che ha sollevato l’attenzione sul caso con l’assessore all’economia Armao che ha chiesto un intervento dell’Enac. Al coro si è unito anche l’assessore ai Trasporti, Marco Falcone: «Dopo l’abbandono da parte di Vueling delle tratte Palermo-Roma e Catania-Roma, il quadro dei collegamenti aerei fra la Sicilia e il resto d’Italia assume ormai i caratteri di conclamata emergenza. Tariffe insostenibili e frequenti disagi per i passeggeri, come quelli di domenica legati alla cancellazione improvvisa di un volo Ryanair Perugia-Catania, rendono la condizione di insularità della nostra regione una vera e propria prigione». Falcone ha chiesto al governo Conte «di convocare subito un tavolo tecnico». E si è stupito, l’assessore, del silenzio degli aeroporti siciliani: «ci saremmo aspettati che le società di gestione Gesap e Sac avessero mostrato maggiore autorevolezza».

La protesta ieri ha coinvolto i parlamentari nazionali di Forza Italia. Giusi Bartolozzi, Stefania Prestigiacomo, Matilde Siracusano, Nino Germanà, Nino Minardo e Francesco Scoma hanno presentato una interpellanza al ministro delle Infrastrutture chiedendo anche loro un intervento dell’Enac.

Nel frattempo però l’emergenza rischia di allargarsi. Anche a Comiso si è ridotta l’offerta. I voli per Roma non ci sono più. Dall’aeroporto di Comiso non si può più raggiungere la Capitale. Ryanair ha deciso di interrompere il servizio (tre voli settimanali A/R) che svolgeva dal settembre 2013, anno di inaugurazione dello scalo. A Comiso, «resistono» solo i voli per Milano e Pisa, per Francoforte e Bruxelles.

Le prospettive immediate per Comiso non sono rosee, ma il 2020 dovrebbe far registrare un’inversione di tendenza. Dalla primavera dovrebbero partire le rotte assegnate con il bando per la continuità territoriale: due voli giornalieri per Roma (A/R) e uno per Milano (A/R), con tariffe agevolate per i residenti in Sicilia.