Colpo al clan delle auto rubate a Palermo, condannato il capo

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Si chiude con una condanna a nove anni di reclusione il processo per il maxi giro di auto rubate scoperto a Palermo nel 2017. A finire nel mirino della giustizia è stato Giuseppe Beluto, 69 anni, ritenuto la figura chiave dell’organizzazione che gestiva lo smontaggio e la rivendita dei veicoli sottratti. La quinta sezione del Tribunale, presieduta da Vittorio Alcamo, lo ha riconosciuto colpevole di riciclaggio e ricettazione, disponendo anche una multa di 14mila euro.

La vicenda giudiziaria affonda le radici in un blitz della polizia risalente a quasi un decennio fa, quando furono posti sotto sequestro due depositi contenenti vetture intere e altre già ridotte in pezzi, per un valore complessivo stimato attorno al milione di euro. Il verdetto di primo grado arriva dunque al termine di un iter processuale particolarmente lungo.

Non tutti gli imputati coinvolti nel procedimento hanno però ricevuto una condanna: oltre a quella di Beluto, il collegio giudicante ne ha pronunciata solo un’altra, disponendo quattro assoluzioni. Tra i prosciolti figura Francesco Paolo Giuliano, 37 anni, assistito dall’avvocato Filippo Sabbia, per il quale la pubblica accusa aveva invocato una pena di otto anni e quattro mesi con l’ipotesi di tentata estorsione.

Tutto era nato da un’indagine avviata in un deposito di via Macello, nella zona di Settecannoli, non lontano da piazza Scaffa. Gli investigatori del commissariato Libertà, dopo una serie di appostamenti, avevano fatto irruzione nel locale cogliendo Beluto sul posto: all’interno furono rinvenuti componenti di veicoli rubati, strumenti utilizzati per smontarli, un quantitativo di hashish e un collegamento abusivo alla rete elettrica.

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