Palermo, 12 Agosto 2026 – Continua la campagna elettorale dell’onorevole Ismaele La Vardera sulle spalle di Mondello, di un’impresa privata e dei suoi lavoratori.
Ancora una volta un accertamento non concluso viene trasformato in una sentenza mediatica: un’analisi commissionata autonomamente diventa una verità definitiva e ipotesi ancora da verificare vengono presentate ai cittadini parlando di “acqua con feci”, “condotta fuorilegge”, “scarico abusivo” e “concreto rischio per la salute pubblica”.
Il tutto con richiesta di “massima diffusione” e con un post che, dopo aver evocato un’emergenza sanitaria e chiesto l’interdizione alla balneazione, si conclude invitando i cittadini a tesserarsi a Controcorrente e a partecipare agli Stati Generali del movimento.
È legittimo domandarsi dove finisca l’interesse pubblico e dove cominci la propaganda elettorale.
C’è però un particolare tutt’altro che secondario: per quanto risulta alla Società, il campione fatto analizzare da La Vardera sarebbe stato raccolto direttamente dal mare, e non dalla presunta fonte dello sversamento, utilizzando peraltro una bottiglia non sterile.
Attribuire quindi quel risultato microbiologico direttamente al pluviale significa compiere un salto logico che gli accertamenti ufficiali dovranno verificare. Tanto più che è noto e facilmente riscontrabile come lo Stabilimento e lo specchio d’acqua circostante siano costantemente frequentati da numerosi gabbiani, le cui deiezioni finiscono inevitabilmente anche in mare.
I primi accertamenti restituiscono infatti un quadro ben diverso dalle certezze proclamate sui social.
Nel corso delle operazioni è stata verificata materialmente la provenienza dell’acqua che raggiunge il mare attraverso un pluviale destinato alle acque piovane: gli operanti hanno aperto un rubinetto presente sul terrazzo e utilizzato per l’irrigazione delle piante, constatando dopo alcuni minuti la fuoriuscita dell’acqua dal medesimo pluviale.
Tutto il resto confluisce regolarmente negli appositi scarichi e certamente non a mare. Durante il controllo sono stati aperti anche i punti idrici dei locali cucina senza riscontrare alcuno scarico verso il mare.
Saranno naturalmente ARPA e gli organismi competenti a stabilire la natura delle acque. Noi attenderemo gli esiti ufficiali. Sorprende che La Vardera abbia invece già emesso la propria sentenza.
Ma questa volta è lui a dover fornire alcune spiegazioni.
Le registrazioni del sistema di videosorveglianza documentano che dalle ore 10 circa fino a oltre le 13 l’onorevole La Vardera è rimasto davanti allo Stabilimento, proprio mentre erano in corso le operazioni, con l’autovettura di servizio, la scorta e il motore costantemente acceso.
Quasi tre ore.
Come faceva a conoscere luogo, tempi e circostanze degli accertamenti? Ne era a conoscenza preventivamente? Quando lo ha saputo? Da chi? Attraverso quale canale?
Qualora risultasse che disponesse di informazioni non pubbliche relative ad attività istituzionali ancora in corso, chiediamo che le autorità competenti ne verifichino provenienza, modalità di acquisizione e diffusione e il rispetto di tutti gli eventuali obblighi di riservatezza.
C’è poi un ulteriore paradosso.
È lo stesso onorevole La Vardera ad avere pubblicamente ricondotto la misura di tutela che gli è stata assegnata alle minacce ricevute nell’ambito della vicenda Italo Belga.
Non spetta certamente alla Società mettere in discussione una misura disposta dallo Stato. Ma se è lo stesso La Vardera a sostenere che quel contesto determina un rischio tale da richiedere una scorta, come si concilia tale rischio con la scelta di permanere volontariamente per oltre tre ore proprio davanti allo Stabilimento?
E, soprattutto, così facendo non espone allo stesso rischio anche gli uomini incaricati della sua protezione?
È coerente con le finalità della misura di tutela mantenere per ore uomini e un’autovettura di servizio, con il motore costantemente acceso, proprio davanti al luogo che lo stesso onorevole indica come collegato alle ragioni della propria protezione?
Non saremo noi a dare la risposta. Chiediamo che siano gli organi competenti a valutare anche questo aspetto e l’impiego delle relative risorse pubbliche.
Le registrazioni saranno conservate e messe a disposizione delle autorità.
La Mondello Immobiliare Italo Belga non intende più assistere passivamente a un metodo che trasforma accertamenti ancora in corso in strumenti di propaganda e un’impresa privata nel bersaglio permanente di una campagna politica.
La salute pubblica è una cosa seria. La legalità anche.
Per questo nessuno può pretendere di essere contemporaneamente denunciante, investigatore, giudice e ufficio stampa.
La legge vale per tutti. Anche per chi costruisce la propria campagna elettorale sostenendo quotidianamente di volerla far rispettare agli altri.
La Società trasmetterà alle autorità competenti ogni elemento nella propria disponibilità e si riserva ogni iniziativa a tutela della propria reputazione, dei propri lavoratori e dei propri diritti.
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