Un malore improvviso, pochi minuti, e poi il silenzio.Antonino Rattenuti, 37 anni, ex presidente e direttore generale della Don Carlo Misilmeri, imprenditore stimato e figura di riferimento per l’intera comunità, è morto nel tardo pomeriggio di ieri in una pizzeria di Misilmeri, davanti agli occhi attoniti di chi lo conosceva e gli voleva bene.
La notizia si è diffusa in pochi minuti, lasciando senza parole familiari, amici, colleghi e i tanti che avevano condiviso con lui le domeniche allo stadio, le speranze e le delusioni di una squadra cresciuta dal basso fino all’Eccellenza.
Un malore durante un evento pubblico
Erano circa le 18.30 quando Antonino Rattenuti stava partecipando a un incontro politico nella pizzeria, in sostegno di un’amica candidata alle prossime elezioni amministrative. Aveva appena finito di parlare, aveva posato il microfono e preso un bicchiere d’acqua allontanandosi dal tavolo, quando è crollato a terra.

I presenti hanno immediatamente allertato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, è stato attivato l’elisoccorso, sono stati praticati massaggi cardiaci a lungo. Ogni tentativo si è rivelato inutile. Antonino Rattenuti non ce l’ha fatta.
Tra chi era lì, anche un operatore dell’ambulanza che nelle ore successive ha affidato ai social il suo strazio: «Lavoro in ambulanza da tanti anni, ho affrontato tante situazioni difficili, ma mai come oggi mi sono sentito così coinvolto emotivamente. Ho sperato fino all’ultimo, ho pregato che arrivasse anche solo un piccolo segnale di ripresa. Ci siamo visti ieri sera. Sei stato tu a chiamarmi per salutarmi. Non avrei mai immaginato che quello sarebbe stato il nostro ultimo saluto».
L’imprenditore, il calcio, la famiglia
Antonino Rattenuti era molto più di un nome noto in paese. Era uno di quei rari casi in cui la passione per la propria terra si traduce in fatti concreti, ogni giorno.
Sul piano professionale, era amministratore — insieme al padre Edoardo e alla sorella — dell’Avicola Rattenuti, azienda di famiglia specializzata nella produzione di uova con tre centri di produzione che si è affermata solidamente nel panorama imprenditoriale regionale. Un’impresa portata avanti con serietà, lungimiranza e un attaccamento viscerale alle radici di Misilmeri.
Ma Antonino era anche calcio. Aveva ricoperto i ruoli di presidente e direttore generale della Don Carlo Misilmeri, vivendo ogni partita, ogni trasferta, ogni promozione come se fosse cosa sua — perché lo era davvero. Era arrivato dalla Terza Categoria, stagione 2014/2015, e aveva accompagnato la squadra fino all’Eccellenza, scalino dopo scalino, con la stessa determinazione con cui gestiva l’azienda di famiglia. Non era il tipo da stare dietro una scrivania: scendeva dagli spalti per parlare con i tifosi, si confrontava, rincuorava, ascoltava.
«A volte la squadra girava male — scrivono gli ultras della Don Carlo — tu eri sempre il primo a venire sotto gli spalti per parlarci, confrontarci e rincuorarci. Oggi non perdiamo un presidente. Oggi perdiamo un fratello».
Misilmeri si ferma
Il sindaco di Misilmeri, Rosario Rizzolo, amico personale di Rattenuti, lo ha ricordato come «un uomo perbene, un grande sportivo, un personaggio sempre disponibile per la comunità». Poche parole, ma sufficienti a tratteggiare una figura che aveva fatto della vicinanza agli altri una scelta di vita, non una strategia.
I messaggi di cordoglio si sono moltiplicati per tutta la notte sui social: dalla tifoseria della Don Carlo, dal mondo imprenditoriale palermitano, da semplici cittadini che lo avevano incrociato una volta sola e ne avevano riportato un ricordo nitido.
«Questa notte Misilmeri si addormenta a testa bassa — scrive qualcuno —. Non ha voglia di ascoltare, di sentire, non ha voglia di parlare. Tace in un silenzio che grida rispetto per un suo figlio che è diventato cielo».
Lascia tre bambine piccole
Dietro la figura pubblica c’era un uomo che aveva fatto della famiglia il centro di tutto. Antonino lascia la moglie Anna e tre figlie di 10, 6 e 3 anni. Tre bambine che cresceranno sapendo chi era loro padre — non solo per le parole di chi lo ha conosciuto, ma per il segno che ha lasciato in una comunità intera.
L’intera comunità di Misilmeri si stringe attorno alla famiglia Rattenuti.
