L’inflazione torna a mordere e la Sicilia non è immune: i dati Istat di aprile fotografano aumenti pesanti su cibo, casa e trasporti, con Catania maglia nera dell’isola e Trapani unica città virtuosa.
La causa scatenante arriva da lontano. Il blocco dello Stretto di Hormuz, rotta cruciale per il transito di petrolio e merci verso l’Occidente, ha innescato una reazione a catena che dalle grandi navi cargo è arrivata dritta agli scaffali dei supermercati siciliani. Gli economisti lo chiamano già “effetto Iran” e i numeri gli danno ragione.
A livello nazionale l’inflazione annua ha raggiunto il 2,7%, un dato che non si registrava dal settembre 2023. Ancora più preoccupante il balzo mensile: tra marzo e aprile i prezzi sono saliti dell’1,1% in soli trenta giorni, un record negativo che riporta alla memoria l’autunno del 2022, quando la guerra in Ucraina aveva fatto esplodere le bollette energetiche. Per una famiglia con due figli il conto complessivo è di 1.024 euro aggiuntivi all’anno rispetto a dodici mesi fa.

**Il quadro siciliano**
All’interno dell’isola le differenze sono marcate. Catania è la provincia più colpita con 473 euro di maggiore spesa annua e un’inflazione al 2%, superiore alla media nazionale. Siracusa si posiziona appena sotto la soglia italiana con 394 euro e un’inflazione all’1,7%, risentendo del mix tra economia turistica e comparto industriale. Palermo segna 378 euro con inflazione all’1,6%, mentre Messina contiene i danni a 278 euro. Trapani è la vera eccezione: solo 185 euro in più e inflazione allo 0,8%, tra le più basse d’Italia.
La bolletta domestica è il capitolo più doloroso: luce, gas, acqua e spese condominiali sono aumentati del 5,1%, traducendosi in circa 204 euro annui in più a famiglia. I trasporti seguono con un rincaro del 3,8%, fino a 223 euro per i nuclei più numerosi. Sul fronte alimentare, cibo e bevande costano in media 269 euro in più rispetto all’anno scorso, con prezzi cresciuti del 2,9%. Anche il carrello quotidiano — prodotti per la casa e l’igiene — ha subito un rialzo da 286 euro. L’unico segnale positivo arriva dalla tecnologia, dove i prezzi sono calati del 2,2%, ma è un risparmio insufficiente a compensare i rincari sulle voci essenziali.
A lanciare l’allarme è Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che definisce la situazione uno shock reale e non una semplice fiammata temporanea. Finché il blocco di Hormuz non si allenterà, avverte, il rischio è che la spirale inflazionistica continui a erodere il potere d’acquisto delle famiglie già in difficoltà

