Fenomeno Tony Pitony a Sanremo, chi è il siciliano che ha vinto la serata cover

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C'è un prima e un dopo Tony Pitony a Sanremo. Prima era il tipo strano dei video virali, quello col ciuffo alla Elvis e la maschera in faccia che cantava roba improbabile su internet. Dopo la serata delle cover, è diventato il momento più discusso, condiviso e commentato dell'intero Festival 2026. E pensare che viene da Siracusa.
Sanremo Festival host and artistic director Carlo Conti with Italian singers Ditonellapiaga and TonyPitony on stage at the Ariston theatre during the 76th edition of the Sanremo Italian Song Festival, in Sanremo, Italy, 27 February 2026. The music festival will run from 24 to 28 February 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

C’è un prima e un dopo Tony Pitony a Sanremo. Prima era il tipo strano dei video virali, quello col ciuffo alla Elvis e la maschera in faccia che cantava roba improbabile su internet. Dopo la serata delle cover, è diventato il momento più discusso, condiviso e commentato dell’intero Festival 2026. E pensare che viene da Siracusa.

Chi è davvero Tony Pitony

Dietro la maschera e il nome d’arte si nasconderebbe Ettore Ballarino, classe 1996, nato e cresciuto a Siracusa. Terra di barocco, di luce accecante e di un’ironia che taglia come il vento di tramontana. Nel suo personaggio c’è tutto questo, mescolato con una formazione artistica costruita tra l’Italia e Londra e un istinto da attore che viene prima ancora della musica.

Pitony ha scalato la popolarità attraverso i social, a colpi di video assurdi, testi irriverenti e un’estetica che sembra uscita da un film di serie B degli anni Cinquanta — ma fatto apposta. Le sue canzoni sono un frullato di soul, blues, elettronica e quello che qualcuno ha definito “trash d’autore”. Un mix che ha conquistato soprattutto i più giovani, trasformandolo da fenomeno di nicchia a caso nazionale quasi per sbaglio.

Tony Pitony a Sanremo

La maschera: non un travestimento, ma un manifesto

Il marchio di fabbrica è quel volto coperto. Tony Pitony è il “finto Elvis”: ciuffo gonfio, abiti rétro, movenze da crooner d’altri tempi e una maschera che non toglie mai. Non è un vezzo estetico. Lui stesso l’ha chiamata “la maschera della mediocrità”, un modo per prendere in giro le regole del pop patinato giocando con l’eccesso e il paradosso.

Il risultato è un cortocircuito continuo tra eleganza e volgarità, jazz e tormentone, teatro e meme. Un personaggio che non chiede il permesso e che divide per definizione.

La serata delle cover: “The Lady Is a Tramp” e il delirio all’Ariston

Il momento della consacrazione è arrivato durante la serata cover. Tony Pitony è salito sul palco dell’Ariston insieme a Ditonellapiaga per una versione travolgente di “The Lady Is a Tramp”, il classico reso immortale da Frank Sinatra. Non si sono limitati a cantarla: hanno messo in piedi uno spettacolo vero, fatto di ritmo, teatralità e un’intesa scenica che ha zittito chiunque pensasse di trovarsi davanti a una macchietta.

La voce di Pitony, sotto la maschera, si è rivelata tutt’altro che caricaturale. Timbro caldo, fraseggio jazzistico, presenza scenica da veterano. Il pubblico dell’Ariston si è alzato in piedi, la critica ha dovuto ricredersi.

Ma il bello doveva ancora arrivare.

L’arancin, il caco e Carlo Conti “pitonizzato”

Appena messo piede sul palco, prima ancora di cantare una nota, Tony Pitony ha voluto affrontare la questione più divisiva della Sicilia: arancino o arancina? La sua soluzione, presentata in prima serata su Rai 1 davanti a milioni di telespettatori, è stata geniale nella sua semplicità: l’Arancin. Né maschile né femminile. Una sintesi diplomatica che mette d’accordo Palermo e Catania, elevando il dibattito gastronomico siciliano a questione di interesse nazionale.

Al termine dell’esibizione, poi, il colpo di teatro definitivo: Pitony ha depositato un caco sul palco dell’Ariston. Un gesto che aveva senso solo nel suo universo narrativo — nel pomeriggio aveva infiammato i social chiedendosi “A Sanremo caco o non caco?” — e che ha mandato in tilt i social network.

A quel punto Alessandro Siani, co-conduttore della serata, ha rilanciato sfidando Carlo Conti a indossare la celebre maschera di Tony Pitony. Dopo un istante di esitazione, il conduttore ha accettato. L’immagine di Carlo Conti “pitonizzato” è diventata nel giro di secondi il meme definitivo del Festival, dominando ogni piattaforma social per il resto della notte.

Le polemiche: provocazione o sessismo?

Non tutto è rose e fiori nel mondo di Pitony. Il suo repertorio pre-Sanremo, costruito per il web, contiene brani che hanno sollevato più di un sopracciglio. In particolare “Mi piacciono le nere” è stato accusato di linguaggio esplicito e contenuti sessisti, aprendo un dibattito che ha accompagnato tutta la sua permanenza al Festival.

La domanda è sempre la stessa: dove finisce la satira e dove inizia la sciatteria? C’è chi lo accosta alla tradizione dissacrante di Elio e le Storie Tese, leggendo nei suoi testi una parodia dei cliché machisti della musica contemporanea. Altri ci vedono una leggerezza pericolosa, soprattutto quando il palcoscenico diventa quello di Sanremo e il pubblico si allarga a dismisura.

Sul palco dell’Ariston, però, la narrazione è cambiata. Il Pitony della serata cover era raffinato, elegante, più crooner che provocatore. Come a dire: so fare anche questo, anzi soprattutto questo.

Da Siracusa al centro del mondo (almeno per una sera)

Tony Pitony è un prodotto del suo tempo: identità fluida, strategia digitale chirurgica, confine tra personaggio e persona volutamente sfumato. Divide, irrita, entusiasma. Ma soprattutto funziona. In un’epoca in cui l’attenzione è la moneta più preziosa, il siracusano mascherato da Elvis ha dimostrato di saperla catturare meglio di chiunque altro.

Che lo si ami o lo si detesti, il caso Pitony è appena cominciato. E Siracusa, per una volta, non è solo la città del teatro greco.

 


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