Meloni cancella il bollo, ma solo fino al giorno dopo le urne: il trucco dietro l’annuncio

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C’è una parola, in politica, che vale più di qualsiasi misura economica: “abolizione”. Suona definitiva, epica, quasi biblica. E infatti Giorgia Meloni, nel pomeriggio del 16 settembre, l’ha pronunciata con la solennità di chi sta per liberare gli italiani da un giogo secolare: “Oggi il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”. Il bollo auto, addio per sempre. O quasi. Anzi, per essere precisi: per 365 giorni.

La fine di un incubo (durata: un anno)

Perché se si va a leggere il decreto vero, quello firmato e non quello raccontato in conferenza stampa, si scopre che l’esenzione riguarda esclusivamente i pagamenti dovuti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Un solo bollo, non tutti quelli a venire. Dal 1° gennaio 2028 — cioè il giorno dopo — la tassa più odiata d’Italia si risveglierà puntuale come una sveglia, pronta a bussare di nuovo alla porta di milioni di automobilisti, a meno che qualcuno nel frattempo non decida di prorogarla di nuovo. Ma quel “qualcuno” prevedibilmente non sarà questo governo, visto che le elezioni politiche sono attese proprio a ridosso della fine del beneficio.

Chiamarla “abolizione” è un po’ come dire di aver eliminato la sveglia del mattino perché per un giorno l’hai spenta.

Requisiti quasi da concorso a premi

E non è che basti avere un’auto qualunque per accedere a questa munificenza di Stato. Bisogna rientrare in una selezione piuttosto stretta:

  • Essere una persona fisica — le aziende restano escluse, evidentemente non abbastanza “italiani odiati dalle tasse” da meritare attenzione
  • Avere un veicolo fino a 80 kW (109 CV) — chi ha qualcosa di più performante paga comunque, tasse per pochi
  • Non guidare un’elettrica — proprio quelle che il governo, a giorni alterni, dice di voler incentivare restano fuori dalla festa
  • Possedere un solo veicolo agevolabile — chi ne ha due, l’esenzione va solo al più debole dei due, come in una selezione naturale in miniatura

Il risultato è che il grande annuncio “cancelliamo una tassa odiata da tutti” si applica in realtà a una platea filtrata, per un tempo limitato, con esclusioni mirate. Meno “cancellazione epocale” e più “coupon con scadenza e piccole stelline in fondo alla pagina”.

Il tempismo, ovvero il vero protagonista della storia

Se c’è una cosa che questo decreto rivela con chiarezza, è il senso del tempismo del governo. La misura copre esattamente l’ultimo anno intero prima delle urne. Un cittadino che guida un’utilitaria da 70 kW si ritroverà, giusto in tempo per il voto, con qualche decina di euro in più in tasca e la sensazione di aver ricevuto un regalo dallo Stato. Che poi, il 1° gennaio 2028, quel regalo scada automaticamente — ebbene, a quel punto le urne avranno già fatto il loro lavoro.

Non è un caso isolato nella storia della politica italiana, certo. Ma la coincidenza tra “anno dell’esenzione” e “anno prima delle elezioni” è talmente perfetta da sembrare più un dato di fatto che un sospetto.

Chi paga il conto (e con quali soldi)

Il costo dell’operazione è stimato in 2,362 miliardi di euro, in parte attinti da fondi PNRR non spesi. Le Regioni, che normalmente incassano il gettito del bollo, dovrebbero essere ristorate dallo Stato per il mancato introito. Sulla copertura strutturale di lungo periodo, però, il decreto resta piuttosto silenzioso — dettaglio non da poco, per una misura che si autodefinisce “abolizione” ma che sposta semplicemente il conto da una tasca all’altra, e per un solo anno.

A cogliere la contraddizione più stridente è Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che fa notare come lo stesso governo che per mesi ha detto di non avere risorse per intervenire sul caro-carburanti — con benzina e gasolio sopra i 2,3 euro al litro — trovi improvvisamente 2,3 miliardi per sospendere, temporaneamente, una delle poche imposte patrimoniali rimaste. Una logica che definire “ondivaga” è quasi un complimento.

In sintesi

Non è un’abolizione. È una sospensione a termine, selettiva nei beneficiari, generosa nei tempi elettorali e piuttosto vaga nelle coperture future. Il bollo auto non muore: prende un anno sabbatico, giusto il tempo di far votare gli italiani, e poi torna al lavoro come se niente fosse. Alla faccia della tassa “cancellata”.

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Gaetano Ferraro è il Direttore Editoriale di Direttasicilia.it. Laureato magistrale in Geologia, dal 2012 si occupa di informazione locale con un approccio rigoroso ai temi di politica siciliana, cronaca, economia, ambiente e cultura. Il suo background scientifico gli conferisce una competenza distintiva nella trattazione delle questioni ambientali e territoriali dell'isola.