Ha fatto appena in tempo a urlare ai colleghi che si sentiva male, prima di accasciarsi a terra privo di sensi. È morto così, questa mattina, Giovanni Faia, operaio di 62 anni della Reset — la partecipata del Comune di Palermo attiva anche nei servizi cimiteriali — colto da un malore improvviso mentre lavorava a uno spurgo all’interno di una tomba gentilizia del cimitero dei Rotoli.
Gli altri operai presenti non hanno esitato un istante: imbracato con delle corde, l’uomo è stato tirato fuori dalla cappella e affidato ai sanitari nel giro di pochi minuti. Sul posto, per fortuna, si trovava anche un medico legale dell’Asp, lì per seguire le operazioni di bonifica della tomba: è stato lui a prestare le prime cure, tentando di stabilizzare Faia prima della corsa d’urgenza in ospedale.
Quindici minuti di rianimazione: perché non è bastato il defibrillatore
Per l’operaio i soccorritori hanno provato di tutto: massaggio cardiaco, defibrillatore in dotazione al cimitero, chiamata al 118 e infine la corsa disperata verso l’ospedale Villa Sofia. Il cuore di Faia, però, non ha più ripreso a battere: i tentativi di rianimazione, andati avanti per oltre un quarto d’ora, non sono bastati a salvarlo.
Ora la salma è a disposizione della magistratura, che ha disposto gli accertamenti medico-legali necessari a stabilire con certezza le cause del decesso. Resta da capire se il malore sia da collegare alle condizioni estreme in cui l’uomo stava lavorando, o a patologie pregresse.
Il cordoglio del Comune, la rabbia dei colleghi
“Esprimiamo il nostro profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Giovanni Faia”, dichiarano il sindaco Roberto Lagalla e l’assessore ai Servizi cimiteriali Salvatore Orlando, che si dicono vicini ai familiari e ai colleghi dell’operaio, “profondamente colpiti da questa perdita”.
Ma dietro le parole istituzionali, tra i lavoratori del cimitero monta la rabbia. “Fare gli spurghi comunali alle 11 del mattino è pura follia con questo caldo infernale”, racconta un collega. Gli operai denunciano turni di otto ore sotto il sole, dalle 8 del mattino, senza nemmeno i buoni pasto: un problema, dicono, già segnalato più volte e mai risolto.
Perché ora i sindacati chiedono di prorogare lo stop al lavoro nelle ore più calde
Le operazioni di tumulazione previste per oggi ai Rotoli sono state intanto sospese, in attesa degli accertamenti. E la vicenda riaccende il dibattito sulla sicurezza di chi lavora all’aperto in Sicilia durante le giornate più calde.
Cgil, Cisl e Uil Sicilia hanno scritto al presidente della Regione Renato Schifani per chiedere la proroga dell’ordinanza che impone lo stop alle attività all’aperto nella fascia 12-16, quando le temperature superano i 35 gradi. Per i sindacati, la tutela dei lavoratori “deve essere garantita attraverso misure tempestive e adeguate all’effettiva evoluzione delle condizioni climatiche”, evitando che la scadenza formale del provvedimento lasci scoperti i lavoratori proprio mentre il rischio resta alto.
Le sigle sindacali chiedono anche un incontro urgente con la Regione, per costruire una strategia strutturale contro i rischi legati al caldo estremo sul lavoro: un tema che, dopo la morte di Faia, difficilmente potrà restare ancora sullo sfondo.
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