Il cerchio si stringe attorno alla famiglia di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di 4 anni morta nella notte tra mercoledì e giovedì all’ospedale dei Bambini di Palermo a causa della difterite. Dieci parenti sono risultati positivi al batterio nei nuovi tamponi disposti dall’Asp di Palermo, che allarga l’indagine epidemiologica proprio mentre si intensifica la caccia al possibile paziente zero. Lo dice il Giornale di Sicilia.
I nuovi contagiati sono per lo più minori e stanno bene: ad averli protetti è la copertura vaccinale, completa o parziale, che avevano già ricevuto. Per loro scatta comunque l’obbligo dell’isolamento, indispensabile per bloccare la catena di trasmissione.
Perché il batterio ha continuato a circolare?
A far riflettere gli investigatori sanitari è un dettaglio che complica il quadro: i tamponi sono risultati positivi nonostante i familiari avrebbero dovuto già avviare la profilassi antibiotica prevista per chi è entrato in contatto stretto con la piccola. Resta da chiarire se la terapia sia stata seguita fino in fondo o se qualcosa si sia inceppato lungo il percorso.
La priorità, in queste ore, è una sola: spezzare ogni possibile nuova catena di contagio.
Il farmaco somministrato “de visu”
Marsala conferma che i nuovi positivi stanno bene proprio perché già vaccinati con almeno una dose o con il ciclo completo. Ma l’isolamento resta un passaggio non negoziabile. L’Asp ha deciso di cambiare antibiotico e, per essere sicura che la terapia venga rispettata, ha scelto una misura drastica: sono gli stessi operatori sanitari a somministrare il farmaco di persona, sotto i propri occhi.
Buone notizie arrivano intanto per il cuginetto di 4 anni di Anna Rosa, ancora ricoverato all’ospedale dei Bambini: le sue condizioni continuano a migliorare. Aveva già ricevuto le prime tre dosi del calendario vaccinale, e proprio questo avrebbe permesso alla malattia di manifestarsi in una forma molto più lieve.
Anche alcuni fratellini di Anna Rosa avevano ricevuto alcune dosi e nei giorni scorsi sono stati sottoposti ai richiami necessari. Solo il maggiore, 12 anni, risultava già completamente coperto dal ciclo vaccinale previsto per la sua età.
La caccia al paziente zero nel quartiere che non si fida
Parallelamente prosegue la ricerca di chi possa aver trasmesso il batterio ad Anna Rosa. L’indagine coinvolge un nucleo familiare allargato di una quarantina di persone e si scontra con la diffidenza dello Zen, acronimo di Zona Espansione Nord, quartiere già più volte al centro delle cronache e segnato da difficoltà sociali che rendono più complesso il lavoro di ricostruzione di contatti e spostamenti.
Medici e personale dell’Asp hanno lavorato senza sosta anche nelle ultime ore.
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