Restano dietro le sbarre i tre indagati per l’omicidio di Vito Genovese, il fattorino ucciso sotto casa sua allo Zen nella notte di Ferragosto. Lo hanno stabilito due giudici per le indagini preliminari, pur non convalidando i fermi disposti dai carabinieri.
A decidere la permanenza in cella di Paolo Puleo è stato il tribunale ordinario, mentre per i due minorenni coinvolti si è pronunciato il tribunale dei minori. Entrambi gli organi giudicanti hanno optato per la stessa misura: la custodia cautelare in carcere.
I tre erano finiti in manette a poche ore di distanza dal delitto, compiuto con un casco usato per colpire la testa della vittima e un cacciavite conficcato nel torace. Nel corso degli interrogatori di ieri, Puleo e uno dei due sedicenni hanno scelto di rispondere, raccontando una versione basata sulla legittima difesa e negando ogni responsabilità diretta nel colpire l’uomo. L’altro giovanissimo indagato ha invece preferito il silenzio.
I due Gip non hanno però ritenuto credibile questa ricostruzione. Pur escludendo i presupposti del fermo — in particolare non è stato dimostrato alcun pericolo di fuga — i giudici hanno riconosciuto la solidità degli indizi a carico dei tre, la gravità del reato, che prevede l’arresto obbligatorio, e il rischio concreto di inquinamento delle prove. Elementi che hanno portato alla decisione di mantenerli in carcere.
Secondo quanto ricostruito dalle due Procure, tutto sarebbe partito da un tentativo di effrazione: i tre avrebbero cercato di forzare il box sotto l’abitazione di Genovese. Ne sarebbe scaturito prima un diverbio a distanza, poi il 45enne sarebbe sceso in strada entrando in contatto diretto con il gruppo. Da lì la discussione sarebbe rapidamente sfociata in aggressione.
Anche l’intervento di Domenico D’Anna, 47 anni, cognato della vittima accorso durante la lite, non sarebbe servito a placare gli animi: l’uomo sarebbe stato a sua volta colpito. Anche di questo episodio rispondono Puleo e i due sedicenni, sebbene la Procura abbia derubricato l’accusa da tentato omicidio a lesioni personali.
Le indagini proseguono per definire con precisione ruoli e responsabilità di ciascuno dei tre nella dinamica dell’aggressione mortale.
Seguici su Google News — clicca la stellina ★ per seguirci
Aggiungi DirettaSicilia come fonte preferita su Google

