Olio Evo tunisino spacciato per made in Italy, la Finanza ne sequestra 60 tonnellate a Palermo

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Sessanta tonnellate di olio destinate a diventare, sulla carta, un prodotto tutto italiano. È quanto hanno scoperto Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e Icqrf durante un controllo al porto di Palermo, dove un’autobotte proveniente dalla Tunisia è stata sequestrata prima di raggiungere un oleificio del Reggino.

Il carico era sbarcato da una nave partita da Tunisi, con la Sicilia come scalo intermedio prima della destinazione finale in Calabria. Sulla documentazione l’olio risultava extravergine. Le analisi hanno raccontato un’altra storia.

Gli esperti hanno riscontrato nel prodotto il cosiddetto difetto del “rancido”, un’alterazione organolettica incompatibile con la categoria extravergine. Si trattava, in realtà, di semplice olio di oliva vergine.

La differenza, sulla carta commerciale, vale oro: il meccanismo avrebbe fruttato un guadagno illecito superiore a 300mila euro, ottenuto vendendo il prodotto come extravergine italiano sia in Italia sia all’estero. La procura ha denunciato l’imprenditore calabrese che aveva importato il carico, con le accuse di falso ideologico e frode alimentare.

Senza i controlli al porto palermitano, l’olio sarebbe arrivato sugli scaffali dopo la lavorazione, etichettato come un prodotto che non era.

Il sequestro ha riacceso il pressing dell’Aifo, l’Associazione italiana frantoiani oleari, che ha accolto con favore l’intensificazione dei controlli ma chiede ora un intervento normativo. Solo negli ultimi dieci giorni, ricorda l’associazione, l’Icqrf ha ispezionato circa 5 milioni di chilogrammi di olio, sequestrando prodotti per 10,3 milioni di euro.

Aifo sollecita Governo e Parlamento a rivedere il decreto legislativo 103 del 2016, che in alcuni punti richiama ancora una legge del 1960 ormai superata dalla normativa europea sugli oli di oliva. Tra le richieste: definizioni merceologiche allineate all’Ue, il divieto di commercializzare oli privi dei requisiti dichiarati, una tracciabilità più rigorosa nei documenti commerciali, criteri più chiari per la classificazione degli oli vergini, sanzioni più severe e il divieto di impianti di esterificazione negli stabilimenti alimentari.

“I controlli rappresentano uno strumento indispensabile”, ha dichiarato il presidente di Aifo, Alberto Amoroso, che ritiene però necessario anche un aggiornamento del quadro normativo per garantire “una reale tutela dei consumatori, una concorrenza leale e la reputazione dell’olio italiano”.

La partita tra frodi alimentari e Made in Italy si gioca ormai anche sui controlli portuali: quello di Palermo, questa volta, ha retto.

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Gaetano Ferraro è il Direttore Editoriale di Direttasicilia.it. Laureato magistrale in Geologia, dal 2012 si occupa di informazione locale con un approccio rigoroso ai temi di politica siciliana, cronaca, economia, ambiente e cultura. Il suo background scientifico gli conferisce una competenza distintiva nella trattazione delle questioni ambientali e territoriali dell'isola.