È scontro aperto sulla gestione della formazione professionale in Sicilia. Al centro della polemica c’è il decreto assessoriale n. 22/2026 con cui l’assessore regionale Mimmo Turano ha incrementato da 260 a 300 i percorsi di primo anno di Istruzione e Formazione Professionale per l’anno 2026/2027, modificando di fatto il Catalogo dell’offerta formativa approvato appena tre mesi fa dopo il confronto con le parti sociali.
«Colpisce la rapidità con cui l’assessore Turano abbia accolto le richieste di una sola associazione datoriale, ignorando la posizione contraria espressa dalle altre organizzazioni di rappresentanza e dalle sigle sindacali», dichiara Giuseppe Messina, coordinatore nazionale Centri di formazione della Fedoc-Confial.
Per il sindacato il provvedimento rappresenta soltanto l’ultimo episodio di una gestione definita «confusa e priva di una visione complessiva», in un comparto che da mesi vive una situazione di forte instabilità amministrativa.
«Il settore della formazione professionale è ormai fuori controllo – prosegue Messina –. Dai ritardi cronici nell’erogazione delle risorse agli enti, alle anomalie registrate nell’Avviso 1/2026, fino alle criticità emerse durante le iscrizioni ai percorsi IeFP, sono troppe le vicende che meritano trasparenza e approfondimenti.»
Fedoc-Confial richiama inoltre l’attenzione sulle disparità di trattamento che, a suo giudizio, penalizzano gli enti di formazione rispetto alla scuola statale. Tra queste, la mancata copertura del costo degli insegnanti di sostegno per gli allievi con disabilità inseriti nei percorsi IeFP, l’obbligo di mantenere un numero minimo di iscritti spesso insostenibile e i tagli automatici ai finanziamenti in caso di ritiro degli studenti.
«A tutto questo – conclude Messina – si aggiunge un sistema di controlli che appare applicato con criteri non uniformi. Gli operatori chiedono semplicemente regole uguali per tutti, trasparenza nelle decisioni e rispetto del confronto con le parti sociali. Più che modificare continuamente gli atti amministrativi, l’assessore dovrebbe spiegare le ragioni delle proprie scelte e restituire credibilità a un settore che svolge un ruolo fondamentale nella lotta alla dispersione scolastica e nell’inserimento lavorativo dei giovani siciliani. Il decreto 22/2026 rischia invece di diventare il simbolo di una gestione che continua ad alimentare divisioni e sfiducia nel sistema della formazione professionale».
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