Oltre 1.500 chili di olio d’oliva pronti a lasciare la Sicilia con un’etichetta falsa. Al Porto Commerciale di Augusta, doganieri e finanzieri hanno bloccato una spedizione destinata a Tbilisi che nascondeva una frode alimentare: il prodotto presentato come “extravergine” non aveva i requisiti per esserlo.
A far scattare i controlli è stata un’attività di intelligence mirata, con analisi delle rotte commerciali internazionali. I funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Augusta hanno prelevato campioni dal carico custodito nel terminal container dello scalo e li hanno inviati al Laboratorio Chimico ADM di Palermo.
Le analisi smascherano la frode: era olio “vergine”, non “extravergine”
Gli esiti non hanno lasciato margini di dubbio. Il prodotto mancava delle caratteristiche organolettiche e chimiche richieste dalla denominazione “extravergine” e rientrava invece nella categoria “vergine”, di qualità inferiore. L’etichetta, dunque, era ingannevole.
L’intera partita è stata sequestrata. Il titolare della società esportatrice è stato deferito a piede libero alla Procura della Repubblica di Siracusa con le accuse di frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci, reati previsti dagli articoli 515 e 517 del Codice penale.
L’operazione rientra nel protocollo d’intesa tra Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza, strumento chiave nel contrasto alle frodi che danneggiano tanto i consumatori quanto la reputazione del made in Italy sui mercati esteri. Un fronte su cui i controlli nei porti siciliani restano costantemente attivi.

