Dalla Sicilia degli anni ’30 ai funerali social: il film “La banda muta” di Alessia Bottone. Ispirato all’omonimo racconto di Savatteri, racconta il valore perduto del silenzio

È liberamente ispirato all’omonimo racconto dello scrittore siciliano Gaetano Savatteri, il film “La banda muta”, scritto e diretto da Alessia Bottone, vincitrice del bando Nuovo IMAIE 2025 per la sceneggiatura e la proposta di regia.

Prodotto da Stefania Balduini per Pistacchio Film e prossimo alla distribuzione festivaliera, il corto- che è stato girato a Roma, ma ambientato in Sicilia- riporta alla luce un tradizione poco conosciuta un tempo in uso nell’Isola: quello della banda muta, chiamata ad accompagnare i funerali senza suonare, in segno di rispetto del dolore. Un rito che appare lontanissimo dalla realtà odierna, e che la regista utilizza per mettere a confronto due epoche: il silenzio di ieri e il rumore dei funerali contemporanei, segnati da dinamiche sociali discutibili in cui il bisogno di visibilità dei partecipanti prevale persino sul rispetto per la morte e per chi sta vivendo un lutto.

Il film racconta la storia di Manfredi, interpretato dall’attore siciliano Piero Nicosia- chiamato a dare l’ultimo saluto all’amico Elio ad un funerale dove, invece di trovare conforto, si confronta con conversazioni superficiali, dinamiche sociali e gesti fuori luogo, come la distribuzione di libri e racconti personali che spostano l’attenzione dal lutto al protagonismo dei presenti. Il dolore sembra così dissolversi, sostituito da un nuovo rituale fatto di presenza e visibilità. È così che, attraverso un discorso in chiesa, Manfredi rievoca la tradizione della banda muta, trasformando il funerale in un momento di riflessione collettiva e invitando i presenti a riscoprire il valore perduto del silenzio.

“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega- che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.

Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista – dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia. Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto, sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.

Il cortometraggio è stato realizzato con il contributo di Nuovo IMAIE – Bando Cortometraggi 2025, in collaborazione con la Fondazione Home Movies Archivio Nazionale del film di famiglia e con il premio Panalight 2025, conferito da Manuela Pasqualetti in occasione del Pop Corn Film Festival, vinto da Alessia Bottone con il docu-film “Sette minuti”.

Il film è realizzato con le immagini d’archivio dell’Istituto Luce – Archivio Audiovisivo Movimento Operaio e Democratico e Home Movies di Bologna, unisce un breve, ma preparato cast artistico che vede al suo interno nomi come: Piero Nicosia, Adele Abballe, Nadia Perciabosco, Giovanni Galati, Chiara Barbagallo, Gaetano Lizzo.

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