Colpi di pistola fra la gente, un ferito, macchine crivellate e residenti chiusi in casa. Palermo ha vissuto nelle ultime 48 ore una sequenza di episodi di fuoco che ha lasciato il segno in più quartieri della città, alimentando un clima di tensione e paura difficile da ignorare. Sullo sfondo, secondo gli investigatori, un regolamento di conti legato al traffico di droga.
Lo sparo in mezzo alla folla, in pieno giorno
L’episodio più grave — e più inquietante — è avvenuto ieri nel tardo pomeriggio in via Montalto, nel tratto vicino al mercato, tra via Venanzio Marvuglia e via Antonello da Messina. Un luogo di passaggio, affollato, dove la gente fa la spesa e i bambini girano in bici. Non certo il posto dove ci si aspetta di sentire sparare.
Danilo D’Ignoti, 37 anni, stava uscendo da una macelleria quando uno o due uomini a bordo di uno scooter hanno aperto il fuoco. Almeno tre colpi di pistola, poi la fuga. È il panico: i passanti fuggono, qualcuno si butta a terra, qualcuno urla. Una pallottola raggiunge D’Ignoti alla coscia. Il proiettile è uscito senza toccare organi vitali — una questione di millimetri — e l’uomo non è in pericolo di vita. Ma ora si trova piantonato dalla polizia al pronto soccorso di Villa Sofia, dove si è presentato poco dopo essere riuscito a scappare.

Negli stessi minuti, al pronto soccorso dell’ospedale Civico si presenta un altro uomo con ferite alla testa. Gli inquirenti stanno cercando di capire se i due episodi siano collegati.
Quando i carabinieri sono arrivati in via Montalto, allertati da una chiamata al 112, hanno trovato solo curiosi: nessun sospettato, nessuna traccia dei fuggitivi. L’area è stata delimitata per i rilievi. Le indagini sono passate alla Squadra Mobile, che ora esaminerà le telecamere di videosorveglianza della zona e cercherà di stabilire se si sia trattato di un agguato pianificato, di una lite degenerata o di una ritorsione.
Chi è Danilo D’Ignoti
Il nome di D’Ignoti non è sconosciuto agli atti giudiziari. Figurava tra gli imputati del processo Mani in pasta, l’inchiesta sulla famiglia mafiosa dell’Acquasanta che aveva ricostruito gli affari del clan, compreso il traffico di droga. Due anni fa, però, è stato assolto in appello. Per la giustizia è un uomo innocente. Che qualcuno abbia comunque deciso di sparargli — in mezzo alla strada, davanti a testimoni — è un dettaglio che gli investigatori non possono ignorare.
La notte precedente: trenta colpi contro un palazzo
Dodici ore prima, la notte tra mercoledì e giovedì, il copione si era già ripetuto nelle vicinanze. In via Don Minzoni — la strada che collega via Imperatore Federico a via Andrea Cirrincione — qualcuno ha prima scatenato una rissa che ha coinvolto sette persone, lasciando tracce di sangue nello spiazzo del complesso di case popolari. Un’ora dopo, il piombo.
Una raffica di circa trenta colpi di pistola: sette diretti contro un appartamento al piano terra, che hanno forato finestre e muri. Il resto ha crivellato una Fiat 500 Abarth parcheggiata sotto l’edificio, di proprietà di una giovane donna che non sarebbe collegata all’intimidazione. L’obiettivo, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato uno dei residenti del complesso. La scientifica è stata costretta a tornare sul posto per la seconda volta in tre giorni.
Chi vive lì conosce bene quella sensazione: svegliarsi di notte con i botti, non capire se sono fuochi d’artificio o qualcosa di peggio, poi sentire le sirene e capire. Spegnere la luce, non affacciarsi. I vicini di casa, sentiti dagli investigatori, avrebbero dichiarato di non aver visto né sentito nulla.
E lunedì? C’era già stata una sparatoria
Non si tratta di episodi isolati. Già lunedì sera la polizia era intervenuta nella stessa zona per degli spari che avevano colpito le facciate di alcuni appartamenti di via Don Minzoni. Rissa e pistolettate di mercoledì notte sarebbero il seguito diretto di quei fatti. Quattro episodi nel giro di pochi giorni, tutti concentrati nello stesso quartiere. Una escalation che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti: con il passare delle ore prende corpo l’ipotesi di un regolamento di conti legato al traffico di stupefacenti.
Lo Zen: un’altra sparatoria, forse scollegata
Nelle stesse ore, in un altro quartiere della città, si registrava un ulteriore episodio. Allo Zen 2, in via Nicolò Carosio — accanto a una delle discariche abusive che deturpano il quartiere — quattro proiettili hanno colpito una Renault Clio parcheggiata. A chiamare la polizia è stato il proprietario dell’auto, incensurato, che ha trovato i fori nella carrozzeria. Gli investigatori, al momento, non collegano questo episodio agli altri. Ma in una città che conta tre sparatorie in meno di 24 ore, anche i dettagli apparentemente marginali pesano.
Una città che si guarda le spalle
Palermo non è nuova a questo tipo di cronaca. Ma la concentrazione di episodi — spari in strada fra la folla, una raffica di trenta colpi contro un palazzo, un ferito, auto distrutte — in un lasso di tempo così breve restituisce un’immagine preoccupante. Non è solo una questione di sicurezza pubblica in senso stretto: è il senso di normalità che si incrina.
Quel che è certo, scrivono gli investigatori, è che in città si è tornati a sparare contro auto e abitazioni per risolvere questioni personali o semplicemente marchiare il territorio e far capire chi comanda. Chi abita in quei quartieri lo sa già. Gli altri lo stanno imparando leggendo le notizie.

