Il rientro a Trapani dei militari italiani dal Kuwait rappresenta un capitolo significativo nel racconto della base di Birgi e del suo legame con gli scenari geopolitici più instabili del pianeta. Alle 11:00 di questa mattina, un aereo C130 ha toccato la pista del 37° Stormo trasportando 239 uomini e donne dell’Aeronautica Militare, reduci da un periodo di addestramento durato alcune settimane presso la base kuwaitiana di Ali al Salem, avviato alla fine di gennaio.
Tra i militari rientrati figura anche personale di origine siciliana. Il loro ritorno avviene in un momento carico di tensione: solo pochi giorni fa la stessa base kuwaitiana è stata bersaglio di attacchi iraniani che hanno provocato danni a due edifici e ad altrettanti hangar normalmente utilizzati dai caccia Eurofighter Typhoon. Durante i raid, i contingenti presenti erano stati costretti a rifugiarsi nei bunker in attesa che la situazione tornasse sotto controllo.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione la rilevanza strategica dell’aeroporto militare di Trapani, attivo dal 1961 e da sempre nodo cruciale per le operazioni nel Mediterraneo. Nella sua storia figurano tappe decisive: l’innalzamento del livello d’allerta nel 1986 dopo gli attentati di Roma e Vienna, il coinvolgimento nelle sanzioni ONU contro la Libia nel 1992 e, in modo ancora più diretto, il ruolo di piattaforma operativa durante i bombardamenti NATO del 2011 nel conflitto libico.

Il futuro della struttura si preannuncia altrettanto denso di impegni. È già in programma la realizzazione di un centro di addestramento per i caccia F-35 che, una volta completato, sarà l’unico polo del genere al mondo situato al di fuori degli Stati Uniti. Il progetto prevede un’importante riqualificazione dell’area: con ogni probabilità verrà costruita una nuova pista e saranno edificati complessi residenziali in grado di accogliere fino a 400 persone.



