Il riflesso della crisi mediorientale arriva dritto sulle coste siciliane. Dopo il lancio di missili iraniani verso Cipro e l’escalation militare che ha visto gli Stati Uniti colpire i siti nucleari di Teheran, la Sicilia torna a essere l’ombelico (armato) del mondo. Al centro della tempesta c’è la Nas Sigonella, la “portaerei di terra” fondamentale per gli equilibri del Pentagono, ora in stato di vigilanza rafforzata.
L’appello alla prudenza: «Restate vigili»
Sebbene dal comando della base siciliana trapeli il messaggio che, al momento, non vi siano “minacce specifiche e credibili”, la cautela è diventata la parola d’ordine. Attraverso i canali ufficiali, la Naval Air Station ha diramato una nota stringente rivolta ai militari e alle loro famiglie: mantenere un basso profilo, evitare i grandi assembramenti e attivare i sistemi di notifica d’emergenza AtHoc. Un invito alla consapevolezza che si chiude con un monito perentorio: “Stay safe, Sigonella”.
La Sicilia non è sola in questa mappa del rischio, ma la sua posizione la rende un obiettivo primario. Insieme ad Aviano, la base friulana che ospita gli F-16 e testate B61, Sigonella rappresenta il fulcro delle operazioni USA tra Africa e Medio Oriente. Ma la minaccia non viaggia solo su traiettorie missilistiche: il Ministero dell’Interno monitora circa 29.000 obiettivi sensibili in tutta Italia, con oltre 300 siti sotto sorveglianza fissa.

Il timore dell’intelligence non riguarda solo le infrastrutture militari. L’allerta è massima per i possibili attacchi di “lupi solitari” radicalizzati che potrebbero colpire luoghi simbolo del cattolicesimo, come il Vaticano, o siti legati agli interessi israeliani e americani nelle grandi città.
Parallelamente, si combatte una guerra invisibile sui monitor: l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Informatica ha già allertato le infrastrutture critiche. Ferrovie, ospedali e reti energetiche sono nel mirino dei gruppi di hacker legati a Teheran, pronti a rispondere all’offensiva militare con il sabotaggio digitale.



