C’è un’indagine che scava nel momento più buio delle famiglie palermitane, quello della perdita di un caro, rivelando un sistema di mazzette e favoritismi proprio dentro le mura ospedaliere. Sabato 21 febbraio, la Polizia di Stato ha colpito il secondo pilastro di un’architettura criminale che legava le corsie dell’ospedale “Cervello” ad alcune agenzie di pompe funebri della città.
Su delega della Procura, quattro rappresentanti di imprese funebri sono stati sottoposti all’obbligo di firma. L’accusa è pesante: corruzione per l’esercizio della funzione e atti contrari ai doveri d’ufficio.
Secondo quanto emerso dalle intercettazioni avviate nel 2024, i titolari delle agenzie avrebbero “oliato” il sistema per ottenere una gestione privilegiata delle salme, scavalcando regole e decoro. Si tratta di Vincenzo Romano, 67 anni, Onofrio Leonardo, 61 anni e Giuseppe Suriano, 56 anni, tutti accusati di corruzione e associazione a delinquere.
L’operazione odierna è il naturale seguito del blitz dei giorni scorsi, quando la sezione Anticorruzione aveva già messo ai domiciliari tre dipendenti dell’obitorio del “Cervello”. Quegli infermieri e necrofori, secondo gli inquirenti, avrebbero costituito una vera associazione a delinquere, trasformando il dolore dei parenti in una merce di scambio per intascare tangenti dai privati. Un sodalizio che sfruttava la vulnerabilità del momento per indirizzare il lucroso business dei funerali verso ditte “amiche”.




