Partinico, la ferocia del branco contro due fidanzati: quattro giovani arrestati per tentato stupro I NOMI

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Una serata normale trasformata in un calvario di violenza gratuita e terrore. È il bilancio della drammatica notte vissuta da due giovani fidanzati a Partinico, finiti nel mirino di un gruppo di coetanei disposti a tutto. Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dai Carabinieri, hanno portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal GIP Nicoletta Frasca, nei confronti di quattro indagati.

I destinatari del provvedimento sono Dennis Randazzo (19 anni), la compagna Rossana Vitale (20 anni), Alessio Gioacchino Tafarella (19 anni) e Samuel Plescia (21 anni). Le accuse contestate, a vario titolo e in concorso, sono pesantissime: rapina aggravata, lesioni personali, violenza privata e tentata violenza sessuale.

I fatti risalgono allo scorso 30 novembre. Intorno alle 4 del mattino, nei pressi del cimitero di Partinico, la coppia a bordo di una Lancia Ypsilon è stata affiancata da una Fiat Punto. Dopo le prime provocazioni sonore a colpi di musica neomelodica, il gruppo ha iniziato a colpire l’auto dei due giovani. Nonostante il tentativo di fuga e la chiamata d’emergenza al 112, ne è nato un inseguimento folle durato chilometri, scandito da continui speronamenti.

La corsa è terminata in via Dommartino, a Borgetto, dove la vittima ha perso il controllo del mezzo schiantandosi contro una cabina elettrica. È a quel punto che la violenza fisica ha preso il sopravvento: i ragazzi sono stati trascinati fuori dall’abitacolo e picchiati brutalmente. Tafarella, armato di coltello, ha ferito il giovane al volto e al collo, mentre la Vitale si scagliava contro la ragazza. Durante l’aggressione, è stato inoltre tentato un approccio sessuale violento contro la giovane, sventato solo dalla sua disperata resistenza.

Prima di fuggire con contanti e documenti delle vittime, Randazzo avrebbe minacciato di morte il ragazzo per garantirsi il silenzio. Tuttavia, il cerchio si è stretto rapidamente attorno ai colpevoli grazie a un controllo stradale avvenuto poche ore prima ad Alcamo, dove i quattro erano stati identificati a bordo della stessa auto (intestata al nonno di uno di loro).
A rendere ancora più inquietante il quadro, emerge un dettaglio dalle intercettazioni: la madre di uno degli arrestati avrebbe contattato i familiari delle vittime non per scusarsi, ma per esigere il risarcimento dei danni riportati dalla Fiat Punto durante gli speronamenti. Il GIP ha sottolineato la “particolare spregiudicatezza” del gruppo, ipotizzando che quella notte non sia stata un caso isolato, ma parte di una serie di raid criminali nella zona.

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