Palermo, la truffa del contatore degenera in violenza: marito e moglie picchiati sotto casa

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C’è una linea sottile, e sempre più violenta, che separa la truffa porta a porta dall’aggressione pura. Quello che doveva essere il solito, odioso copione dei finti tecnici pronti a raggirare un anziano, si è trasformato in un pomeriggio di paura nel cuore di Palermo, tra via Sciuti e via Lazio. Lo racconta il Giornale di Sicilia. Vittima della vicenda è la giornalista Milvia Averna, che insieme alla sua famiglia ha dovuto fare i conti con la “faccia tosta” e la violenza di tre giovani sedicenti incaricati di una società di servizi.

Tutto inizia con un classico: il tesserino al collo, i modi autoritari e la scusa di dover cambiare il contatore. I tre puntano il padre della cronista, cercando di convincerlo a scendere nell’androne. Ma il piano fallisce quando la Averna interviene, fiuta l’inganno e inizia a riprendere la scena con il cellulare. I tre si allontanano, ma non finisce lì. Invece di sparire, scelgono la sfida: tornano sotto il palazzo, citofonano con insistenza e iniziano a insultare.

La tensione è esplosa poco dopo in strada. Quando la giornalista e il marito sono scesi per chiedere spiegazioni e documentare l’accaduto, il confronto verbale è degenerato in pochi istanti. Quelli che si presentavano come “lavoratori” si sono scagliati contro il marito della donna: spinte, colpi al collo e pugni al fianco davanti ai passanti increduli. Solo le urla della Averna e la chiamata immediata al 112 hanno evitato il peggio, mettendo in fuga il gruppetto. La vicenda, documentata dai video e da un esposto già presentato in Procura, riaccende i riflettori su un fenomeno che non è più solo una questione di contratti falsi, ma di vera e propria sicurezza pubblica.

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