Se ne è andato Vincenzo Ingrassia, poliziotto della questura di Palermo dal 1991, veterano del Reparto mobile. Una malattia se l’è portato via a 54 anni, pochi giorni prima del compleanno che avrebbe festeggiato giovedì 15 gennaio. Lascia due figli e un vuoto enorme tra i colleghi che lo consideravano un punto di riferimento, uno su cui potevi sempre contare.
I messaggi sui social si sono moltiplicati nelle ultime ore. Non solo poliziotti, ma amici e conoscenti che hanno voluto ricordare chi era davvero Vincenzo: non solo un collega, ma una roccia, una persona empatica e determinata. Era il più anziano del Reparto mobile, amava le Harley Davidson e i club palermitani di motociclisti lo hanno ricordato con affetto e dolore.
Pochi mesi fa, su Facebook, lo stesso Ingrassia aveva scritto un lungo post sul dolore, quello che non si vede, che non fa rumore. Parole profonde che oggi suonano ancora più forti: “A volte il dolore non si vede. Non fa rumore. Non urla. Non chiede permesso. Ma continua a respirare, lento, profondo, silenzioso… dentro di te”. Aveva scritto della sofferenza discreta, quella che si nasconde dietro una risata che sembra vera, negli occhi che sorridono solo a metà. E aveva parlato delle crepe come vie d’uscita, respiri che il cuore si concede per non scoppiare. “Sono proprio quelle fessure, minuscole e fragili, che lasciano passare la luce. Una luce che ti ricorda, ogni volta, che tu esisti ancora. E che stai lottando”. Parole che oggi restano come testamento di un uomo che ha combattuto fino all’ultimo.




