di ripetute violenze sessuali da parte di due adolescenti, fino a quando, grazie al sostegno dei familiari, ha trovato la forza di denunciare gli abusi e le intimidazioni subite. I presunti aggressori, di 16 e 14 anni, lo avrebbero anche minacciato con un’arma da taglio affinché mantenesse il silenzio su quanto accaduto. Su disposizione della Procura per i minorenni, i due giovani sono stati arrestati e collocati in strutture separate con l’accusa di violenza sessuale e violenza privata. I pubblici ministeri, che dovranno ancora interrogare gli indagati, hanno disposto il sequestro dei loro cellulari, affidati a un perito informatico per l’analisi dei contenuti.
La terribile serie di violenze si sarebbe verificata in un centro delle Madonie (il cui nome non viene reso noto per proteggere l’identità della vittima) e sarebbe stata interrotta a metà dello scorso dicembre quando l’undicenne, alunno di prima media, insieme alla madre, ha deciso di raccontare tutto. La donna, notando lo stato di agitazione del figlio dopo uno degli ultimi episodi, lo avrebbe accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Termini Imerese per alcune ferite che il minore non riusciva a spiegare. Gli esami medici hanno confermato i sospetti: le lesioni riscontrate erano coerenti con gli abusi patiti nei mesi precedenti.
Durante la testimonianza resa alle autorità, alla presenza di un esperto in psicologia, il ragazzino avrebbe raccontato tra le lacrime di essere stato vittima di un gruppo di bulli, alcuni dei quali di poco più grandi, che in diverse occasioni, anche presso le loro abitazioni, avrebbero commesso violenze nei suoi confronti. Gli aggressori lo avrebbero inoltre minacciato con un coltello per costringerlo a non rivelare quanto accaduto in una delle abitazioni dei giovani ora ospitati nelle comunità. Le investigazioni proseguiranno nelle settimane a venire e l’esame del materiale sequestrato potrebbe rivelarsi determinante per ricostruire l’intera vicenda.



