I video della strage di Monreale: “Masì non mollare”, quell’urlo disperato nel cuore della notte

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Le immagini immortalate dalle telecamere di corso Calatafimi non lasciano spazio a interpretazioni: sono le 01:33 della notte tra il 26 e il 27 aprile, appena due minuti dopo la sparatoria che ha insanguinato il bar 365 di Monreale. Nei filmati si consuma il tragico paradosso di quella notte: vittime e carnefici che percorrono la stessa strada, a pochi secondi di distanza, mentre il destino di tre giovani vite è già segnato.

Mentre uno scooter corre verso l’ospedale Ingrassia nel tentativo disperato di salvare Massimo Pirozzo — con l’amico che urla “Masì non mollare!” — a brevissima distanza sfreccia il commando dello Zen. I dialoghi intercettati dagli occhi elettronici restituiscono un quadro agghiacciante. “A viristi ca a chiuivu già” (“Hai visto che l’ho già chiusa”), dice uno dei passeggeri della Bmw Gs nera, riferendosi probabilmente all’azione di fuoco appena conclusa.

Mentre Pirozzo moriva, parte del gruppo dei sospettati proseguiva la serata nel cuore del centro storico di Palermo, all’Olivella, seduti in un locale come se nulla fosse accaduto. Un dettaglio che ricorda tragicamente un altro fatto di sangue: l’omicidio di Paolo Taormina, avvenuto mesi dopo nello stesso luogo e con modalità simili.

La Procura di Palermo ha ufficialmente chiuso le indagini preliminari. L’accusa per i tre giovani dello Zen — Salvatore Calvaruso (20 anni), Samuel Acquisto (19) e Mattias Conti (21) — è pesantissima: strage. Un reato che prevede una pena minima di 24 anni e che, per legge, non permette l’accesso al rito abbreviato, portando gli imputati direttamente davanti alla Corte d’Assise.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri coordinata dai pm Bonaccorso, De Benedittis e Cardinale, a fare fuoco sarebbero stati Calvaruso e Conti, sotto l’istigazione di Acquisto. La sparatoria, scoppiata per futili motivi tra la folla di giovani, è costata la vita a Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo, oltre al ferimento di altri due ragazzi.

I legali della difesa hanno ora venti giorni per presentare memorie o richiedere nuovi interrogatori prima che la Procura formuli la richiesta ufficiale di rinvio a giudizio.

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