Capaci, un’intera comunità si è fermata oggi per dare l’ultimo, commosso saluto a Simona Cinà. Davanti alla Chiesa Madre, un silenzio composto e carico di emozione ha accolto il feretro, con gli atleti, gli allenatori e gli amici dell’Acds Capacense schierati in attesa. Indossavano magliette bianche con la scritta “Cinà 24“, il suo numero di maglia, un simbolo tangibile del legame profondo che la univa alla sua squadra. Un’onda di affetto per una ragazza solare e determinata, che si è stretta come una vera famiglia attorno al dolore dei familiari, in una città che per volontà del sindaco Pietro Puccio si è raccolta in lutto cittadino.
Ma mentre la comunità piange, le indagini sulla sua tragica scomparsa, avvenuta nella notte del 2 agosto in una villa a Bagheria, continuano a essere un vero e proprio rompicapo. La Procura di Termini Imerese ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, e ogni dettaglio viene analizzato per far luce su una morte che presenta ancora troppi lati oscuri.

Il primo punto fermo è arrivato dall’autopsia: Simona Cinà è morta per annegamento. Nei suoi polmoni è stata trovata acqua, a conferma che era viva quando è finita in piscina. Gli esami hanno anche escluso la presenza di malformazioni cardiache o un infarto, smentendo l’ipotesi di un malore improvviso dovuto a patologie pregresse. Eppure, la domanda fondamentale resta senza risposta: come è possibile che un’atleta esperta, un’ottima nuotatrice, sia annegata in una piscina poco profonda?

Le piste seguite dagli inquirenti sono diverse. La prima è quella di un malore indotto dall’assunzione di alcol o droghe, forse somministrate a sua insaputa. Per questo, saranno decisivi gli esami tossicologici, i cui risultati sono attesi tra circa 45 giorni e che potrebbero rappresentare la vera svolta nel caso. Una seconda ipotesi, sostenuta dal legale della famiglia, Gabriele Giambrone, è quella di un incidente: “Simona potrebbe essere scivolata vicino la piscina, aver battuto la testa e perso i sensi”. A sostegno di questa tesi, un “piccolo segno” che sarebbe stato riscontrato sulla nuca della ragazza.
Nel frattempo, le testimonianze degli amici presenti alla festa di laurea vengono passate al setaccio. L’amica Francesca Evola, che ha lasciato la festa poco prima della tragedia, racconta di una serata serena: “Ci siamo divertite come matte. Abbiamo giocato a palla in acqua”, specificando che il loro era “un divertimento sano”. La sua testimonianza è straziante: “Mi tormenta il rimorso di non essere stata con lei fino all’ultimo”.
Le incongruenze nei racconti dei presenti sono numerose. Nessuno sembra essersi accorto di nulla fino a quando il corpo di Simona è stato notato sul fondo della piscina, in una zona poco illuminata, da uno degli organizzatori che stava ripulendo. I carabinieri hanno sequestrato decine di reperti dalla villa, tra cui bottiglie di alcolici, bicchieri e gli indumenti della ragazza.
Mentre Capaci si stringe nel dolore e anche l’amministrazione di Bagheria esprime il suo cordoglio, la famiglia e gli amici di Simona Cinà attendono risposte. L’ultimo saluto di oggi è stato un momento di profonda unione, ma la richiesta di verità resta forte, affidata al lavoro della magistratura per capire cosa sia realmente accaduto in quella tragica notte.

