Il caso dell’Hotel Eufemia e il tradimento pubblicato sul web

L’uomo, come racconta nel video, è arrivato in zona insieme ad un amico e ha scoperto la moglie con le mani nel sacco. Subito ha iniziato una diretta Facebook insultando i due pesantemente. Dopo circa un minuto, la moglie capisce di essere ripresa e prova a bloccare il marito urlando “Dai, non fare il video”. A questo punto il filmato si interrompe ma i personaggi sono già ampiamente riconoscibili.

A Palermo il tradimento corre sui social

Realtà o messa in scena? Fatto sta che ha raggiunto una portata senza precedenti il video ripreso da un uomo che sarebbe stato tradito dalla moglie. La donna è stata ripresa nel parcheggio esterno di un hotel, l’Hotel Eufemia di Isola delle Femmine, in compagnia di un altro uomo. Una scena surreale, ripresa dal marito tradito e postata sui social. Il video, ci voleva poco a immaginarlo, è diventato virale sulle chat e sui social network.

Rispetto della privacy azzerato sui social

Da Facebook a Instagram a TikTok, il video del marito tradito che scopre la moglie con un altro spopola. La scena, condita da offese alla moglie e al traditore, è popolarissima, gira da cellulare in cellulare a ritmo velocissimo. Un fatto che la dice lunga sul rispetto della privacy, che parte dall’autore stesso del video e da chi, poi, lo condivide nuovamente. Forse qualche riflessione sull’uso dei social e sulla loro reale utilità è utile.

L’Hotel Eufemia popolare sui social

Vittima inconsapevole del siparietto virale è certamente l’hotel, citato dal protagonista del video. Secondo quanto riportano alcuni quotidiani, infatti, negli ultimi giorni l’hotel sarebbe “vittima” di continui scherzi telefonici in seguito al video girato qualche giorno fa al suo esterno. Basta fare una ricerca sui social e il termine “Hotel Eufemia” spunta tra i più popolari.

Qual è il limite ai social?

Oltre alla diffusione social del video, numerosi meme, immagini e audio WhatsApp hanno contributo alla derisione pubblica. Proprio ieri si celebrava la Giornata internazionale della protezione dei dati, e il caso del video è emblematico. Forse serve un freno alla macchina infermale dei social network.

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