PALERMO – La nuova stagione della raccolta olearia si apre nell’Isola all’insegna di un paradosso finanziario che rischia di mettere in ginocchio centinaia di aziende agricole. A fronte di uscite sempre più onerose per la gestione dei terreni e la manodopera, il valore di mercato dell’olio d’oliva ha subito un drastico ridimensionamento, portando i ricavi al di sotto delle spese necessarie per la produzione.
A tracciare un quadro critico della situazione è Mario Terrasi, alla guida del Consorzio di Tutela Olio Igp Sicilia, che evidenzia come il valore corrisposto agli agricoltori si sia praticamente dimezzato rispetto alla scorsa annata. Con quotazioni medie scivolate al di sotto dei 5 euro al litro, la redditività per chi lavora sul campo è azzerata, costringendo molte realtà a operare in perdita netta.
Le divergenze territoriali e la tenuta del Belice
La crisi colpisce a macchia d’olio le province siciliane, seppur con dinamiche differenziate. I territori di Siracusa e Ragusa, che hanno battuto sul tempo il resto della regione avviando la battitura già alla fine dell’estate, vedono ora assottigliarsi il proprio margine commerciale a causa dell’immissione sul mercato dei nuovi lotti siciliani e pugliesi.
Unica eccezione in questo scenario di sofferenza è rappresentata dalla cultivar Nocellara del Belice, che per il momento riesce a difendere il proprio posizionamento economico mantenendo valori di vendita stabili e sovrapponibili a quelli registrati nella precedente campagna.
La richiesta di controlli e il nodo dei sussidi
Oltre all’emergenza economica, il settore si trova a combattere la minaccia delle speculazioni e dell’etichettatura ingannevole. Dal Consorzio arriva una sollecitazione diretta alle autorità per un’intensificazione delle verifiche lungo le filiere distributive, a tutela del consumatore finale e della purezza del prodotto italiano.
Sul fronte politico, si registra una forte polemica nei confronti della Regione Siciliana per la mancanza di misure straordinarie adeguate, prendendo a modello le recenti richieste di riconoscimento dello stato di crisi avanzate da altre regioni del Mezzogiorno come Puglia e Calabria. In assenza di tutele immediate e di un riallineamento dei prezzi della grande distribuzione, l’intero comparto rischia una contrazione strutturale dagli esiti irreversibili.

