Chiude il Parco Uditore a Palermo, nessun fondo dalla Regione: 8 posti di lavoro a rischio

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Da oggi i cancelli di Parco Uditore, a Palermo, sono chiusi. A sbarrare l’ingresso è stata la cooperativa sociale Parco Uditore, che dopo 14 anni di impegno ha deciso di lanciare un segnale alla Regione Siciliana. Le speranze di un sostegno sono svanite in pochi minuti, a conclusione dell’approvazione della manovra di bilancio da 1,3 miliardi di euro, e adesso sono a rischio otto posti di lavoro.

Da oggi i cancelli di Parco Uditore, a Palermo, sono chiusi. A sbarrare l’ingresso è stata la cooperativa sociale Parco Uditore, che dopo 14 anni di impegno ha deciso di lanciare un segnale alla Regione Siciliana. Le speranze di un sostegno sono svanite in pochi minuti, a conclusione dell’approvazione della manovra di bilancio da 1,3 miliardi di euro, e adesso sono a rischio otto posti di lavoro.

La scelta della cooperativa: chiudere per far capire

La decisione è stata spiegata con un messaggio firmato dal team della cooperativa. Non si tratta di una resa, hanno chiarito i responsabili: i cancelli sono stati chiusi nella convinzione che soltanto trovandosi senza questo spazio la città, e con essa la Regione, possa comprendere fino in fondo il valore di ciò che viene lasciato senza sostegno.

«Per capire quanto vale un parco aperto, bisogna vedere cosa significa trovarlo chiuso», si legge nella comunicazione. La cooperativa assicura che resterà al suo posto e attende che chi ha la responsabilità di tutelare questo bene comune si renda conto delle conseguenze delle proprie scelte.

Il messaggio ai cittadini

Parole di gratitudine sono state rivolte a tutte le persone che in questi 14 anni hanno frequentato il parco e lo hanno sentito come proprio. Il legame con la comunità, sottolinea la cooperativa, non cambia, così come la volontà di continuare a difendere il bene comune.

Agli aggiornamenti sulle eventuali iniziative collettive è affidato il prossimo passo, perché la difesa di Parco Uditore, si legge nel messaggio, riguarda l’intera comunità. La cooperativa si dice certa che, ancora una volta, sarà la forza dei cittadini a fare la differenza.

Una speranza svanita dopo mesi di rassicurazioni

Il grido d’aiuto era partito già nella primavera del 2026. Da allora si erano susseguite diverse rassicurazioni, rimaste senza alcun seguito. La delusione è arrivata al termine dell’iter della manovra approvata dall’Assemblea regionale siciliana, passaggio su cui la cooperativa aveva puntato le sue aspettative.

Sul piano occupazionale, la chiusura mette a repentaglio otto posti di lavoro.

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Diretta Sicilia
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