Il tribunale di Palermo ha inflitto sei anni e otto mesi a Giuseppe Frangiamore e sette anni e otto mesi a Giovanni Montoro per le tentate estorsioni a imprenditori e commercianti della Noce, la zona in cui, tra maggio e giugno 2025, cantieri e negozi erano finiti nel mirino degli esattori di Cosa nostra.
I giudici hanno stabilito anche un risarcimento per le parti offese, che nel procedimento sono state assistite da Sportello di solidarietà, Addiopizzo e Fai. Nelle richieste di denaro ricostruite compaiono tre luoghi, i cantieri di via Antonio De Saliba e di via Gemmellaro e un negozio di moto in via Campolo, con toni che nel giro di poche settimane sono saliti fino a un bidone di benzina gettato in un’area di lavori.
Il calendario degli episodi si concentra in poco più di un mese. Il 20 maggio le prime due richieste, in due cantieri diversi. Il 24 maggio quella al negozio di moto. Il 10 giugno l’avvertimento con la benzina. Il 26 giugno le nuove minacce in via Gemmellaro.
Due cantieri avvicinati nello stesso giorno
Tutto cominciò il 20 maggio 2025. In via Antonio De Saliba, dove stava crescendo un complesso residenziale, due uomini si presentarono davanti a un operaio e gli chiesero di avvisare il titolare: doveva portare del denaro. «Lui sa di che cosa parliamo», aggiunsero. L’operaio scelse di non lasciar correre, telefonò al 112 e sul posto arrivarono i carabinieri.
Nella stessa giornata la scena si ripeté in via Gemmellaro. Qui un altro operaio fu avvicinato e incaricato di riferire al principale che doveva «organizzarsi con i soldi». In caso contrario, il titolare avrebbe dovuto smontare ogni cosa.
Telecamere, scooter e abiti portano a Frangiamore
Sono stati i filmati delle telecamere, insieme ai controlli sullo scooter, sull’abbigliamento e sul tragitto percorso, a condurre fino a Frangiamore. Il lavoro sui riscontri visivi e sugli spostamenti ha dato un nome a uno dei due uomini.
La richiesta al negozio di moto di via Campolo
Il 24 maggio la pressione si spostò su un’attività commerciale. In via Campolo, dentro un negozio di moto, il commerciante si sentì rivolgere una richiesta senza giri di parole: «Ci conosciamo, mi chiamo Giuseppe… 1.500 a Pasqua e 1.500 a Natale». Anche stavolta il denaro non fu consegnato.
Il bidone di benzina nel cantiere di via De Saliba
Il 10 giugno i due tornarono nel cantiere di via De Saliba, già visitato il 20 maggio, questa volta per mandare un avvertimento. Dentro l’area dei lavori scagliarono un bidone pieno di benzina. Era il secondo passaggio dei due in quel cantiere, a distanza di tre settimane dal primo.
Il metodo dei messaggeri e le minacce di giugno
Gli episodi ricostruiti hanno un tratto comune. Nei cantieri le richieste non furono rivolte direttamente a chi dirigeva i lavori, ma affidate a operai e dipendenti perché le riferissero al titolare.
Il 26 giugno la tensione tornò a salire in via Gemmellaro. Due uomini fermarono un dipendente e pretesero che il titolare si presentasse: se non lo avesse fatto, avvertirono, sarebbero andati a cercarlo a Monreale. Nei giorni precedenti un altro operaio aveva raccontato di essere stato minacciato con queste parole: «Digli che va a prendere i soldi altrimenti finisce male».
Una zona passata al setaccio dagli esattori
La vicenda riguarda un’area di Palermo che tra maggio e giugno 2025 vide passare gli esattori di Cosa nostra davanti a cantieri e negozi, con richieste che in più occasioni non portarono ad alcun pagamento. Per Giuseppe Frangiamore la pena è di sei anni e otto mesi, per Giovanni Montoro di sette anni e otto mesi, mentre le vittime assistite da Sportello di solidarietà, Addiopizzo e Fai otterranno anche un risarcimento. Le minacce raccontate da operai e commercianti restano il filo che tiene insieme l’intera ricostruzione.

