Traghetti e aliscafi, rincaro del 18% dal 10 settembre: coinvolte le isole minori siciliane

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Torna in vigore da domani, 10 settembre, l’aumento del 18% sulle tariffe dei collegamenti marittimi con le isole minori siciliane regolati dalla convenzione Siremar-Sns. Il rincaro, già annunciato ad agosto e poi bloccato alla vigilia di Ferragosto, riguarda sia le tratte effettuate con le navi sia quelle con i mezzi veloci, coinvolgendo l’intero sistema di trasporto convenzionato tra la Sicilia e le sue isole.

Ad annunciare il ripristino dell’aumento è la Società di navigazione siciliana, che aveva già disposto l’adeguamento a inizio agosto. A pagare le conseguenze del rincaro non saranno soltanto i turisti diretti verso le isole, ma anche residenti, pendolari, automobilisti e imprese che dipendono dai collegamenti marittimi per il trasporto di merci e mezzi.

Il precedente stop di agosto

La vicenda risale ai primi giorni di agosto, quando Sns aveva comunicato l’aggiornamento delle tariffe con validità dal 10 dello stesso mese. La decisione aveva scatenato immediatamente le proteste delle amministrazioni locali e degli operatori turistici, preoccupati per le ricadute sui costi di spostamento e sull’economia insulare. La società armatrice aveva giustificato la scelta con l’aumento dei costi operativi, in particolare quelli legati al carburante, e con l’esigenza di riequilibrare una convenzione ritenuta non più sostenibile.

L’aumento era entrato effettivamente in vigore il 10 agosto, salvo essere sospeso già il giorno successivo. Dopo un vertice convocato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Alessandro Aricò, su indicazione del presidente della Regione Renato Schifani, le compagnie Sns, Liberty Lines e Caronte & Tourist Isole Minori avevano concordato di congelare “con effetto immediato” i rincari, aprendo un tavolo di confronto per trovare soluzioni alternative.

Cosa cambia per chi vive nelle isole

Quella tregua, però, non ha portato a una soluzione definitiva. A distanza di circa un mese, l’aumento del 18% torna quindi a pesare sui biglietti. Per le comunità insulari la questione non si limita al costo di una traversata: i collegamenti via mare sono l’unico modo per raggiungere il lavoro, accompagnare i figli a scuola, accedere a ospedali e uffici pubblici, fare acquisti e rifornire negozi e attività produttive.

Già ad agosto Federalberghi Isole di Sicilia aveva espresso forte contrarietà, ricordando che dal 2022 le tariffe avevano già subito rincari complessivi del 56%, ai quali si andrebbe ora a sommare il nuovo aumento. Il presidente dell’associazione, Christian Del Bono, aveva sollecitato un intervento di Regione e governo nazionale in nome della continuità territoriale, chiedendo garanzie sulla sostenibilità dei collegamenti per chi vive e lavora nelle isole.

Il nodo resta irrisolto

Con il ritorno dell’aumento, la questione si ripropone ora alle istituzioni, chiamate a individuare quelle misure alternative che ad agosto avevano permesso di congelare temporaneamente i rincari. Da un lato le compagnie di navigazione rivendicano la necessità di coprire l’aumento dei costi di gestione e assicurare la tenuta economica del servizio; dall’altro restano i territori insulari, per i quali il trasporto marittimo non rappresenta un’opzione, ma l’unico collegamento con il resto della Sicilia.

Resta dunque aperto l’interrogativo emerso già ad agosto: quale parte del costo della continuità territoriale debba ricadere sugli utenti e quale, invece, debba essere coperta dalla finanza pubblica. Mentre il confronto sul futuro del servizio prosegue, il rincaro del 18% torna a gravare sui collegamenti Siremar-Sns, incidendo su un aspetto che per le isole minori non è secondario: il costo reale di vivere e lavorare in territori separati dalla terraferma.

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