Colpo alla Nuova Cupola di cosa nostra, arrivano le condanne

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La terza sezione della Corte d’Appello di Palermo ha messo la parola fine — salvo ulteriori ricorsi — al processo sul tentativo di ricostituire la Cupola di Cosa nostra, l’organismo di vertice che i boss provarono a rimettere in piedi nel 2018 senza riuscirci. Confermate sei condanne, con un paio di sconti di pena rispetto al primo grado, e un’assoluzione che ha già prodotto effetti immediati: Vincenzo Ganci, ex consigliere comunale di Misilmeri, è stato scarcerato nella giornata di oggi.

Il processo era tornato in aula dopo un annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione. Proprio in questo procedimento Ganci, accusato di estorsione aggravata, era stato condannato in precedenza a otto anni e otto mesi. A ribaltare l’esito sono stati i suoi difensori, gli avvocati Raffaele Bonsignore e Antonio Gargano, che hanno portato prove sufficienti a inquadrare i passaggi di denaro contestati come debiti di gioco e non come pagamenti legati al sodalizio mafioso.

Il collegio, presieduto da Enzo Agate, ha lasciato invariata la condanna più pesante, quella a 21 anni per Settimo Mineo, il gioielliere designato ma mai davvero “insediato” al vertice dell’organizzazione, già a capo della cosca di Pagliarelli. Confermati anche 11 anni e 4 mesi per Massimo Mulè, boss di Porta Nuova, e 10 anni e 8 mesi per Michele Rubino. Per Giovanni Salvatore Migliore la pena resta fissata a 8 anni e 8 mesi. Sconti invece per altri due imputati: Domenico Nocilla, la cui condanna scende a 9 anni (8 mesi in meno rispetto alla sentenza di primo grado), e Maurizio Crinò, che passa da 9 anni e 4 mesi a 8 anni.

**Il risarcimento alle parti civili**

Oltre alla pena detentiva, gli imputati dovranno risarcire il lungo elenco di soggetti che si erano costituiti parte civile nel processo: il Centro Pio La Torre (avvocato Francesco Cutraro), Addiopizzo (avvocato Salvo Caradonna), Confcommercio Palermo (avvocato Fabio Lanfranca), Sos Impresa (avvocato Fausto Maria Amato), Sicindustria e la Rete per la legalità (avvocato Anna Maria Benenati), l’Associazione per la lotta contro le illegalità (avvocato Alfredo Galasso) e Confartigianato (avvocato Marcello Montalbano, costituitosi anche per l’imprenditore Giuseppe Piraino). Alla lista si aggiungono i Comuni di Villabate, Ficarazzi e Misilmeri, quest’ultimo rappresentato dall’avvocato Ettore Barcellona.

La vicenda giudiziaria conferma quanto il tentativo di ricostituire una cabina di regia unica per Cosa nostra, dopo anni di vertici frammentati, resti uno dei capitoli più delicati nella recente storia investigativa antimafia a Palermo.

Diretta Sicilia
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