Colpita alla testa a Capodanno allo Zen, sei mesi dopo i medici trovano il proiettile in Svizzera

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Un frammento di proiettile rimasto conficcato nella testa per sei mesi. Era lì dall’inizio dell’anno, da quella notte di Capodanno allo Zen di Palermo in cui gli spari si erano mescolati ai botti dei festeggiamenti, e uno dei colpi aveva attraversato le mura di casa colpendola alla testa. Ora i chirurghi dell’UniHospital di Zurigo lo hanno rimosso con successo, mettendo fine a mesi di dolore per la 34enne di origine singalese che vive in Svizzera.

Era tornata in Sicilia per le feste, per stare con i suoi familiari nel quartiere Zen. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, in via Rocky Marciano, mentre si preparava ad uscire per la messa di Capodanno, qualcuno aveva aperto il fuoco sparando più colpi di pistola. I proiettili avevano sfondato le pareti dell’abitazione. Uno l’aveva raggiunta alla testa.

I primi soccorsi erano arrivati subito: i sanitari del Villa Sofia avevano medicato la ferita, che in un primo momento sembrava non grave. Gli esami diagnostici, però, avevano rivelato la presenza di un frammento metallico all’interno del cranio. Troppo rischioso intervenire nell’immediatezza, si era deciso di monitorare la situazione.

Nei mesi successivi la donna aveva convissuto con dolori intensi, fino alla decisione di affidarsi ai neurochirurghi di Zurigo. L’operazione è andata a buon fine: il frammento è stato estratto senza complicanze e le condizioni della paziente sono stabili.

Sul versante giudiziario, le indagini per individuare chi aprì il fuoco quella notte restano aperte. Nessun responsabile è stato ancora identificato.

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