Otto persone sono state fermate ieri da polizia e carabinieri a Palermo nell’ambito di un’inchiesta su una nuova generazione di estorsori legati a Cosa Nostra, attivi tra Tommaso Natale, San Lorenzo, Sferracavallo, Isola delle Femmine, Capaci e Carini. Secondo gli investigatori, le direttive per gli attentati incendiari e le intimidazioni agli imprenditori della zona arriverebbero dal carcere, trasmesse tramite reti criptate a giovani del quartiere Zen e della Marinella incaricati di eseguirle sul territorio.
Estorsioni a Palermo: il sistema delle bottiglie incendiarie e l’ordine dal carcere
Gli ordini, una volta ricevuti, si tradurrebbero in azioni concrete contro le attività commerciali: bottiglie incendiarie con benzina, il cui “prezzo” simbolico sarebbe fissato a 5mila euro — la somma richiesta per evitare ulteriori ritorsioni — oppure il furto di auto da bruciare poi negli autolavaggi delle stazioni di servizio prese di mira. Gli inquirenti descrivono questo schema come uno degli elementi collaterali emersi dall’indagine che ha portato ai fermi eseguiti ieri.
I video su TikTok dei fermati tra citazioni de “Il Capo dei Capi” e messaggi in codice
Un capitolo significativo dell’inchiesta riguarda l’attività social degli indagati. Gli investigatori hanno raccolto contenuti pubblicati su TikTok, piattaforma sempre più usata dai giovani per mostrare il proprio ruolo e la propria appartenenza a un gruppo criminale. Tra i fermati, Samuele D’Acquisto (conosciuto come “u scimmia”), Davide Carcione e Rosario Piazza avrebbero pubblicato video e foto con messaggi espliciti, accompagnati da audio tratti dalla fiction Mediaset Il Capo dei Capi, dedicata alla storia di Totò Riina.
In un video pubblicato da Rosario Piazza pochi giorni fa si sente una frase che richiama un dialogo tra Riina e un suo killer, con un riferimento al termine in codice “Pocket Coffee” — così venivano chiamati negli anni ’80 e ’90 i proiettili del kalashnikov dai corleonesi, arma che secondo gli inquirenti sarebbe tornata in uso tra le nuove leve di Cosa Nostra. Sul profilo di Davide Carcione compare invece un audio che riproduce un interrogatorio sull’accusa di associazione mafiosa, accompagnato dalla scritta “La lealtà è il regalo più costoso del mondo”.
Il legame con il gruppo dei Ciccina e il caso della strage di Monreale
Secondo l’inchiesta, i fermati farebbero parte di una rete di quasi un centinaio di giovani attivi nel quartiere, molti dei quali apparterrebbero al cosiddetto gruppo dei Ciccina, legato alla famiglia Lo Iacono e già citato nelle carte dell’operazione che lo scorso febbraio portò a 181 arresti. Tra questi figurava anche Mattias Conti, oggi sotto processo per concorso in strage nella sparatoria di Monreale dello scorso anno, costata la vita a Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo e il ferimento di altre due persone.
Conti compare anche in una fotografia pubblicata a febbraio da Rosario Piazza, accompagnata da una canzone malinconica e da emoticon — abbracci, catene e cuori — che secondo gli investigatori alluderebbero al legame stretto tra i due giovani.

