L’Italo Belga assume con clausola antimafia: escluso chi ha parenti condannati per 416 bis

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Chi vuole lavorare quest’estate a Mondello per l’Italo Belga dovrà dichiarare di non avere parenti condannati per mafia fino al terzo grado. Una clausola inedita, nata dalla pressione antimafia sulla storica concessionaria dello stabilimento balneare palermitano.

La stagione balneare di Mondello si apre con una condizione senza precedenti per chi vuole essere assunto dall’Immobiliare Italo Belga: niente contratto se tra i propri parenti e affini, fino al terzo grado di parentela, figurano soggetti condannati per associazione mafiosa ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale, o per reati aggravati dalla stessa norma. La dichiarazione è affidata all’autocertificazione dei candidati, ma sarà poi sottoposta a verifiche.

La stretta non è casuale. Nei ranghi aziendali erano finiti negli anni scorsi oltre venti tra figli, coniugi e nipoti — tutti incensurati — di affiliati al clan Genova, la cosca radicata nella borgata di Partanna Mondello. Una presenza che aveva sollevato allarme nelle istituzioni e convinto il prefetto di Palermo Massimo Mariani ad attivare la cosiddetta prevenzione collaborativa: tre commissari affiancheranno i vertici dell’azienda fino a dicembre, con il mandato di guidarne il risanamento. Tra le prime misure imposte, la rescissione di ogni rapporto con la Gm Edil, impresa direttamente riconducibile ai Genova e già colpita da interdittiva antimafia.

Nel frattempo la vicenda giudiziaria della concessione si è fatta intricata. La Regione siciliana aveva revocato l’affidamento della spiaggia alla società, attiva a Mondello dal lontano 1912. Il Tar aveva respinto il ricorso cautelare dell’Italo Belga, ma il Consiglio di giustizia amministrativa per la Sicilia ha prima sospeso la revoca e poi la ha congelata fino al 30 settembre, consentendo all’azienda di operare per l’intera stagione estiva.

Una decisione che ha suscitato critiche dal centrosinistra e dal Pd, ma che il Cga ha motivato con l’evidente impreparazione degli enti pubblici: la Regione puntava ad affidare lo stesso arenile a tredici gestori distinti, mentre il Comune aveva stanziato appena 200mila euro — attinti dai fondi di riserva — per garantire pulizia e ordine pubblico per soli due mesi. Uno scenario ritenuto incompatibile con una gestione ordinata del litorale.

Ora, riammessa alla guida dello stabilimento, l’Italo Belga è chiamata a dimostrare concretamente la propria discontinuità con il passato. I 128 lavoratori stagionali previsti per quest’anno hanno firmato l’impegno a segnalare tempestivamente all’azienda qualsiasi variazione della propria situazione soggettiva rispetto a quanto dichiarato. Chi non è in grado di sottoscrivere l’autocertificazione resta fuori.

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