La mafia punta ai morti senza eredità, testamenti falsi e banche infiltrate: 32 arresti

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La DDA di Palermo ha fatto luce su una Cosa Nostra che ha cambiato pelle. Nel quartiere di Brancaccio e dintorni, i boss hanno messo da parte le pistole per imbracciare qualcosa di molto più sottile: carte false, firme contraffatte e architetture finanziarie costruite ad arte. Un sistema rodato, capace persino di speculare sulla morte.

Uno dei meccanismi più agghiaccianti emersi dall’inchiesta antimafia riguarda le cosiddette eredità fantasma. Il clan individuava persone morte senza eredi — con l’aiuto di un’impresa funebre coinvolta nel blitz — e fabbricava testamenti falsi per appropriarsi degli immobili. Appartamenti e case venivano così sottratti ai legittimi circuiti e immessi in un mercato nero gestito dalla mafia. Il risultato: sequestro di beni per milioni di euro.

Ma il fulcro di tutto era un uomo che non compariva in nessun organigramma ufficiale: un consulente tributario che si muoveva nell’ombra tra Brancaccio, Porta Nuova, San Lorenzo, Villabate e altri mandamenti. Nessun incarico formale, ma un peso specifico enorme: era lui a gestire il riciclaggio, a costruire identità finanziarie fittizie, a trasformare prestanome senza un soldo in soggetti credibili agli occhi delle banche, aprendo così le porte del credito a denaro sporco.

Il sistema non si fermava lì. Attorno a questa regia ruotavano anche aste giudiziarie manipolate — con intimidazioni per tenere bassi i prezzi — patrimoni nascosti al fisco e infiltrazioni chirurgiche negli istituti di credito.