Il Codacons, in sinergia con il Comitato Nazionale Vittime Caro Benzina, solleva il grido d’allarme sulla nuova ondata di rincari dei carburanti che si abbatte con forza sulla Sicilia. Prezzi di benzina e gasolio sono in progressiva ascesa, con la minaccia di ripercussioni critiche su nuclei familiari, lavoratori e comparto produttivo.
I recenti dati confermano che il costo della verde ha ormai valicato stabilmente la soglia di 1,80 euro al litro, mentre il diesel sfiora i 2 euro, con picchi persino superiori lungo le tratte autostradali. Un incremento che rischia di trasformarsi in un’autentica mazzata economica per milioni di siciliani, con inevitabili riflessi sui costi logistici, sui generi di prima necessità e sull’intero indotto regionale.
“Il caro carburanti si sta trasformando in una criticità sociale senza precedenti – dichiara Francesco Tanasi, Giurista e Segretario Nazionale Codacons – poiché ogni centesimo in più alla pompa si ripercuote istantaneamente sul costo della vita. Famiglie e imprese stanno pagando lo scotto di una congiuntura ormai insostenibile”.
Per l’associazione dei consumatori è fondamentale un provvedimento urgente da parte del Governo nazionale e della Regione Siciliana, attraverso strategie straordinarie mirate a calmierare i prezzi al consumo, alleggerire il carico fiscale sulle accise e intensificare le verifiche sulla filiera distributiva per neutralizzare le speculazioni. “È impossibile restare a guardare questa escalation dei listini – aggiunge Tanasi –. Se le istituzioni non forniranno riscontri immediati, il Codacons e il Comitato Nazionale Vittime Caro Benzina daranno il via a una mobilitazione di massa, organizzando una marcia su Roma per rivendicare tutele concrete a favore degli automobilisti.”
Il Codacons esorta inoltre i cittadini a farsi parte attiva nella battaglia, segnalando rincari anomali o condotte ambigue presso le stazioni di servizio, potenziando l’attività di monitoraggio a difesa del mercato. “L’impennata fuori controllo dei prezzi non è soltanto un’insidia economica, ma una ferita all’equità sociale che colpisce milioni di persone” – conclude Tanasi.