Era il 7 maggio 2018. Gli investigatori pedinavano Settimo Mineo, capomafia del mandamento di Pagliarelli, considerato uno degli uomini di maggior peso all’interno di Cosa nostra dopo la morte di Totò Riina, avvenuta nel 2017. Alle 11:24 di quella mattina, Mineo incontrò Salvatore Alfano. Al momento di congedarsi, i due si salutarono con un abbraccio e un bacio sulla bocca. Lo annotarono con precisione i poliziotti appostati a distanza.
Non si trattava di un saluto qualunque. Tra Mineo, allora 82 anni, e Alfano, che di anni ne aveva 64, correvano più di due decenni di differenza. Quel bacio, nella cultura interna a Cosa nostra, era un segno di rispetto e di riconoscimento. L’incontro avvenne nella concessionaria di famiglia di Alfano, in piazza Principe di Camporeale, nel cuore del quartiere della Noce, a Palermo. Mineo stava cercando consenso tra i mafiosi di peso — entrambi avevano già scontato precedenti condanne — e quell’incontro faceva parte di un disegno più ampio.
L’investitura prima della Commissione
Quella stretta e quel bacio avvennero poco prima che Mineo presiedesse la prima riunione della Commissione provinciale di Cosa nostra — la cosiddetta Cupola — dopo la scomparsa di Riina. Un passaggio epocale per l’organizzazione criminale, che cercava di riorganizzarsi ai vertici. L’investitura di Alfano come capomafia del mandamento della Noce rientrava in questo processo di riassetto interno, suggellato con il simbolismo antico che Cosa nostra non ha mai abbandonato.

La sentenza definitiva
Dopo una lunga serie di gradi di giudizio e di ricorsi presentati dalla difesa nel tentativo di ottenere una riduzione della pena, adesso il percorso giudiziario si è chiuso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali di Alfano, i quali sostenevano che i giudici avessero commesso errori nel calcolo delle pene emesse in continuazione. I giudici supremi hanno invece confermato che i conteggi erano corretti.
Salvatore Alfano dovrà scontare complessivamente 20 anni e 8 mesi di carcere. La sentenza è ora definitiva e non sono previsti ulteriori margini di impugnazione.



