C’è una Palermo che cambia, che prova a ricucire le sue ferite storiche non con il cemento, ma con il verde, la cultura e la socialità. Immaginate una lunga lingua di terra che per decenni ha diviso in due la città, una trincea ferroviaria invalicabile che ha separato quartieri, vite e abitudini. Oggi, quella stessa frattura è pronta a trasformarsi nel suo esatto opposto: un ponte ecologico. Con la delibera di Giunta approvata a metà febbraio 2026, l’amministrazione comunale ha siglato un patto storico con Rete Ferroviaria Italiana (RFI). L’obiettivo? Realizzare un magnifico parco urbano lineare lungo l’asse che unisce la stazione Notarbartolo, passa per Malaspina e arriva fino a Lolli.
Non parliamo di una semplice aiuola spartitraffico o di un piccolo giardino di quartiere, ma di una vera e propria rivoluzione urbanistica finanziata con ben 13 milioni di euro. Queste risorse, figlie dell’Accordo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC 2021-2027) stipulato tra il Governo nazionale e la Regione Siciliana, serviranno a mutare radicalmente il volto del centro cittadino. L’idea di fondo è potente: laddove prima c’erano rumore e separazione, sorgerà una passeggiata ininterrotta fatta di alberi, spazi per lo sport, aree espositive e percorsi ciclopedonali.
Un corridoio ecologico tra le ville storiche e la cultura contemporanea
Il masterplan, che verrà svelato in tutti i suoi dettagli alla cittadinanza verso la metà di quest’anno, è il frutto di un lavoro certosino condotto dagli uffici comunali e dai tecnici di RFI. Ma cosa cambierà, all’atto pratico, per chi vive a Palermo? Il nuovo parco fungerà da vera e propria “cerniera” urbana. Si tratterà di un corridoio privilegiato capace di mettere a sistema alcuni dei gioielli più preziosi del capoluogo siciliano.
Passeggiando lungo il nuovo asse verde, i palermitani potranno spostarsi fluidamente tra i Cantieri Culturali alla Zisa (ex Officine Ducrot, cuore pulsante della creatività contemporanea), il maestoso Castello della Zisa, e le storiche oasi di Villa Malfitano, Villa Serradifalco e Villa Filippina. Il progetto si concentrerà in particolar modo sull’area che collega l’attuale fermata Lolli del passante ferroviario alla futura stazione “Turrisi Colonna” dell’anello in via Malaspina, spingendosi fino all’hub di Notarbartolo. Sarà un luogo dove la mobilità sostenibile incontrerà i servizi di vicinato, creando spazi dove fermarsi, leggere, giocare o semplicemente respirare aria più pulita in una città che ha disperato bisogno di abbassare le proprie temperature urbane.
La sinergia inedita: come lavoreranno insieme Comune e Rfi
Per evitare che questo sogno rimanga impigliato nelle maglie della burocrazia, il Comune di Palermo ha scelto una via pragmatica, individuando in RFI il Soggetto Attuatore e la Stazione Appaltante del progetto. Questa mossa strategica permetterà di far viaggiare i lavori del parco di pari passo con i cantieri già aperti per la chiusura dell’Anello Ferroviario.
La divisione dei compiti è chiara e rigorosa. RFI prenderà in mano il masterplan trasformandolo in un Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, gestirà le complesse conferenze di servizi (incluse le delicate valutazioni archeologiche e ambientali) e indirà la gara d’appalto, probabilmente optando per un appalto integrato per accelerare i tempi. RFI seguirà poi la direzione dei lavori fino al collaudo finale. Dal canto suo, l’amministrazione comunale si occuperà di trasferire i fondi FSC, di approvare le varie fasi progettuali, di mettere a disposizione le aree a titolo gratuito e, momento fondamentale, di prendere in consegna l’opera finita per restituirla alla collettività e gestirne la manutenzione.

Le voci della rigenerazione: un nuovo patto con i cittadini
Dietro i tecnicismi di appalti e delibere, c’è una visione politica e filosofica ben precisa. Il sindaco Roberto Lagalla non nasconde l’entusiasmo per quella che definisce una “stagione di profonda trasformazione”. Secondo il primo cittadino, recuperare questi spazi non è solo un atto tecnico, ma un vero e proprio gesto di responsabilità verso i palermitani. L’obiettivo è restituire dignità ai quartieri, rendendo Palermo una capitale mediterranea moderna, inclusiva e attraente anche per chi decide di viverci solo temporaneamente.
A fargli eco è Maurizio Carta, assessore alla Rigenerazione Urbana e anima di questa visione. Carta sottolinea come il parco non sia solo la sistemazione di uno spazio residuale, ma la creazione di “nuovo valore urbano”. L’assessore immagina un approccio adattivo: il parco nascerà e crescerà insieme alle esigenze di chi lo abiterà, introducendo usi temporanei e funzioni miste. “La rigenerazione è il motore che permette a Palermo di evolvere senza perdere la propria identità”, afferma Carta, ringraziando le squadre di ingegneri comunali e di RFI che hanno reso possibile l’accordo.
Il cronoprogramma e l’impresa: il conto alla rovescia è iniziato
Ma quando potremo finalmente passeggiare in questo nuovo Eden cittadino? L’accordo siglato impone una tabella di marcia estremamente rigorosa, vincolata alle scadenze dei fondi europei e nazionali. La macchina è già in moto: l’appaltatore individuato è l’impresa D’Agostino, una scelta che garantirà un avvio rapido delle procedure negoziali.
L’idea è quella di far procedere la cantierizzazione in superficie seguendo fedelmente l’avanzamento dei lavori ferroviari sotterranei, esattamente sopra le gallerie del passante. Non appena le aree saranno collaudate e liberate dalle necessità del cantiere ferroviario, verranno immediatamente riconsegnate alla città. Grazie alla vicinanza strategica con le stazioni della metropolitana, questo nuovo ecosistema lineare non sarà solo il giardino del quartiere, ma un bene comune facilmente accessibile a tutti i palermitani. Una cicatrice di ferro si prepara a fiorire, dimostrando che anche le ferite più profonde possono generare nuova bellezza.



