
La morte del piccolo Thomas Viviano, avvenuta nel quartiere di Boccadifalco nell’aprile 2024, ha compiuto un passo decisivo sul fronte delle indagini. La Procura ha chiuso le verifiche sul tragico incidente che costò la vita al bambino di quattro anni, morto dopo essere caduto dalla sua minimoto in via Giovanni Bruno. Il padre, Antonino Viviano, risulta ora indagato per omicidio colposo: un atto dovuto secondo gli inquirenti, dopo mesi di accertamenti svolti dalla sezione Infortunistica della municipale.
Era il 7 aprile dello scorso anno quando un pomeriggio qualunque si è trasformato in tragedia. Thomas stava giocando con la sua Dirt Bike M100, una minimoto a benzina con rotelle laterali, ma senza targa né omologazione stradale. Un giocattolo solo all’apparenza: il mezzo raggiunge velocità pericolose, del tutto inadatte a un bambino così piccolo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il piccolo ha perso il controllo del veicolo davanti casa, schiantandosi con violenza contro un muretto.
Le condizioni sono apparse subito disperate. Il padre lo ha caricato in macchina e ha corso all’ospedale Ingrassia. I medici hanno riscontrato un trauma cranico grave, fratture al volto e un’emorragia cerebrale massiva. Trasferito al Di Cristina, Thomas è stato operato d’urgenza da un team del Civico per tentare di salvarlo. Ma dopo quattro giorni di lotta in Rianimazione, il suo cuore si è fermato.
Durante le indagini, Antonino Viviano è stato convocato più volte in caserma. Ha sempre raccontato la stessa versione: era accanto al figlio quando è successo. Un’accelerazione improvvisa, impossibile da bloccare. Nessuno mette in dubbio la sua buona fede. Ma per gli inquirenti resta il fatto che quel mezzo era troppo potente per un bambino. E questo basta a configurare una responsabilità oggettiva. Ora spetterà al giudice decidere, davanti a un padre che ha già pagato il prezzo più alto.



