La vicenda dell’undicenne di Catania, picchiato brutalmente dal padre con un cucchiaio di legno mentre veniva umiliato con frasi shock (“Io sono il tuo padrone”), continua a scuotere l’opinione pubblica e le istituzioni. Dopo la diffusione virale del video su TikTok e il fermo del padre 59enne (poi non convalidato), il Tribunale per i Minorenni di Catania ha deciso di intervenire con decisione. Accogliendo le richieste della procuratrice Carla Santocono, è stato avviato il procedimento per la decadenza dalla responsabilità genitoriale sia per il padre che per la madre.
In attesa della sentenza definitiva, i giudici hanno optato per una misura drastica ma necessaria: la sospensione temporanea della potestà genitoriale su tutti e quattro i figli della coppia (l’undicenne e le tre sorelline più piccole). I bambini sono stati affidati ai nonni materni, la cui idoneità sarà monitorata costantemente da un’equipe di esperti.
Le regole imposte sono ferree: ai genitori è stato vietato di avvicinarsi ai figli. La madre potrà vederli solo in spazi protetti e sotto stretta sorveglianza. Per garantire la sicurezza dei minori, è stata nominata una tutrice legale e sono stati disposti controlli a sorpresa da parte dei Servizi Sociali e delle forze dell’ordine per assicurarsi che i divieti vengano rispettati. Prossimamente, i giudici ascolteranno in udienza genitori e nonni, mentre l’undicenne sarà sentito in un’audizione protetta separata.
La storia assume contorni ancora più amari se si guarda al passato. Gli agenti della Squadra Mobile, vedendo il video sui social, hanno subito riconosciuto il ragazzino. Nel giugno del 2015, infatti, lo avevano trovato in sella a una bici mentre cercava disperatamente di raggiungere la madre e le sorelle in un centro commerciale.
Già all’epoca la Procura minorile si era attivata, chiedendo ai Servizi Sociali del Comune di monitorare la famiglia e avviare un’indagine approfondita. Tuttavia, da quanto emerso, quelle richieste sarebbero cadute nel vuoto: nessuna presa in carico effettiva, nonostante le successive segnalazioni di disagio provenienti dal centro diurno frequentato dai minori. Un cortocircuito burocratico e assistenziale che, forse, ha contribuito a scrivere questa triste pagina di cronaca.



