C’è un quarto nome nell’inchiesta sulla notte di sangue a Monreale. Oltre ai tre giovani accusati materialmente della strage, spunta la figura di Michele Acquisto, 20 anni. Sarebbe stato lui, secondo la ricostruzione della Procura che ha appena notificato la chiusura delle indagini, ad accendere la miccia che ha scatenato l’inferno davanti al bar di via Benedetto D’Acquisto. Per lui l’accusa è di rissa aggravata: quella banale lite per una manovra azzardata, degenerata poi in un massacro a colpi di pistola.
Secondo i carabinieri, è stato Michele Acquisto a colpire per primo con un casco, innescando la reazione a catena che ha portato alla morte di Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo. Ma il cuore dell’inchiesta resta sui tre ragazzi dello Zen finiti in carcere per omicidio: Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e il cugino di Michele, Samuel Acquisto. Le prove raccolte dal Ris di Messina sono schiaccianti: tracce di polvere da sparo sono state trovate sulla pelle di Calvaruso e sugli occhiali di Conti, caduti durante il pestaggio.
Rileggendo oggi le carte, emergono dettagli che fanno rabbrividire. C’è un messaggio, inviato su WhatsApp quasi un mese prima della tragedia, che suona come una sentenza. «Questi piscialetti camminano armati e a sparare ci stanno due secondi», scriveva Andrea Miceli al cugino Turdo, invitandolo alla prudenza dopo uno screzio in discoteca proprio con quel gruppo. Un presagio ignorato dal destino.
La dinamica della notte del 26 aprile è ormai nitida grazie ai video. Una Bmw Gs nera che slitta, parole grosse, poi il caos. Conti che spara ad altezza d’uomo, accovacciato per prendere meglio la mira verso la folla; Samuel Acquisto che incita a prendere “il ferro”; Calvaruso che, dopo aver incassato un pugno, estrae l’arma. Poi la fuga in tre sullo stesso scooter verso Palermo, lasciandosi alle spalle tre vite spezzate e una comunità sotto shock.



