PALERMO – Nuovi sviluppi nell’inchiesta sui presunti episodi di corruzione nel settore sanitario siciliano. A seguito degli interrogatori di garanzia conclusi lo scorso 13 novembre, il Giudice per le indagini preliminari (GIP), dottoressa Cristina Lo Bue, ha emesso una nuova ordinanza cautelare: cinque persone sono state poste agli arresti domiciliari, mentre per altri indagati sono scattate le misure interdittive. L’indagine, che prosegue il filone noto come Sorella Sanità bis, continua a focalizzarsi sull’Arnas Civico e l’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello. Lo dice Live Sicilia.
La figura centrale e il nodo procedurale
Il protagonista dell’inchiesta resta il commercialista palermitano Antonio Maria Sciacchitano, già ai domiciliari dal giugno precedente in un altro ramo dell’indagine. Sciacchitano, che in passato ha ricoperto il ruolo di componente del collegio sindacale sia dell’ospedale Civico che dell’ASP di Palermo, era l’obiettivo di una richiesta di custodia cautelare in carcere da parte della Procura.
I legali degli indagati – gli avvocati Di Lorenzo, Liberto, Manno e Aiello – hanno sollevato una cruciale obiezione sulla datazione dei capi di imputazione. Il GIP ha accolto tale istanza, riconoscendo la connessione dei fatti contestati con quelli della prima ordinanza e disponendo la retrodatazione a giugno. Tale decisione avrebbe portato alla scadenza dei termini di fase a metà dicembre. Tuttavia, in parallelo, la Procura di Palermo ha richiesto il giudizio immediato per Sciacchitano, un atto procedurale che ha l’effetto di far ripartire il calcolo dei termini.
La più recente contestazione ruota attorno al presunto incasso di una tangente di 10.000 euro da parte di Sciacchitano. Questo denaro sarebbe stato versato dagli imprenditori Gaetano Di Giacomo e Massimiliano De Marco con l’obiettivo di favorire la società “Servizi ospedalieri spa” nell’aggiudicazione della gara per la fornitura e la sterilizzazione del materiale chirurgico presso l’Arnas Civico-Di Cristina-Benfrarelli. La gara, inizialmente revocata nel 2023, era stata riproposta nel 2024.
Sia De Marco che Di Giacomo sono stati posti ai domiciliari, nonostante per loro la Procura avesse richiesto il carcere. Stessa misura cautelare è stata disposta per il faccendiere campano Catello Cacace, anch’egli già coinvolto nel primo filone investigativo.
Per la Responsabile Unica del Procedimento (RUP), Alba Cristodaro, il GIP ha rigettato la richiesta di domiciliari, optando invece per la misura interdittiva della sospensione per un anno dall’ufficio pubblico. La Cristodaro è assistita dall’avvocato Giuseppe Gerbino.
L’indagine ha svelato ulteriori presunti accordi illeciti, relativi all’acquisto di macchinari e servizi dalle ditte E. Medical e Svas Biosana. Sciacchitano avrebbe intascato un totale di 14.000 euro in tre diverse tangenti da un gruppo di persone residenti in Campania, tra cui responsabili e rappresentanti delle due aziende.
Le misure cautelari per questi soggetti includono:
* Umberto Perillo (legato a Svas Biosana): Arresti domiciliari e interdittiva per un anno.
* Diego Russo e Giuseppe Valentino (E. Medical/Svas Biosana): Divieto di esercitare impresa per nove e sei mesi, rispettivamente.
* Vincenzo Criscuolo (E. Medical/Svas Biosana): Divieto di esercitare impresa per sei mesi.
Inoltre, un’ulteriore gara finita sotto la lente d’ingrandimento è quella relativa al servizio di noleggio e pulizia della biancheria dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello, appalto in cui Sciacchitano ricopriva la carica di presidente dell’organismo di valutazione.



